Cybersecurity e vulnerabilità del fattore umano

A dispetto dei luoghi comuni, cyber attacchi e furti di dati colpiscono molto anche i più giovani e i più istruiti. L’intervento pubblico è sempre più necessario. Di economiaepolitica.it.

Il Global Risks Report 2018 indica che i cyber attacchi e i furti di dati occupano rispettivamente il terzo ed il quarto posto nella classifica 2018 sui rischi globali in termini di probabilità, dopo gli eventi climatici estremi ed i disastri naturali.[1] Un recente sondaggio ha stimato che circa 978 milioni di persone sono state colpite dalla criminalità informatica nel 2017.[2] Per dare un’idea della dimensione delle perdite economiche, il CEO e fondatore della società russa di cyber sicurezza Kaspersky Lab, Eugene Kaspersky, ha commentato che ogni anno il crimine informatico costa al mondo l’equivalente di “tredici volte la spesa globale per le missioni spaziali”,[3] una cifra che si aggira intorno ai 600 miliardi di dollari (0,8% del PIL mondiale), stando alle stime pubblicate nel febbraio 2018 da McAfee e il Center for Strategic and International Studies.

La rapida evoluzione delle tecnologie ha avuto un profondo impatto sulla società e sull’economia: accanto al miglioramento della produttività delle imprese e alla creazione di nuova occupazione – in 27 Paesi europei tra il 1999 e 2010 la digitalizzazione ha prodotto 11,6 milioni di posti di lavoro aggiuntivi[4] -, la dipendenza dalle ICTs, per la quasi totalità delle attività nelle economie avanzate, ha anche esposto le attività produttive a crescenti minacce cibernetiche.

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Illustr. geralt CC0

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