Cittadinanza italiana, si cambia: pratica in 4 anni e obbligo conoscenza lingua

Sono in vigore da poco più di un mese – per la precisione dal 4 dicembre scorso – le modifiche alla legge per la cittadinanza italiana introdotte dal cosiddetto decreto immigrazione e sicurezza, conosciuto anche come decreto Salvini (DL 4 ottobre 2018, n. 113, convertito in legge 1° dicembre 2018, n. 132).

Obbligo di conoscenza dell’italiano
Le modifiche riguardano tempi e requisiti degli stranieri per l’ottenimento della cittadinanza. Con l’emendamento 14.7 è stato introdotto nella legge sulla cittadinanza l’articolo 9.1 che subordina l’acquisizione della cittadinanza per matrimonio (art. 5) e della cittadinanza per residenza (art. 9) al possesso da parte dell’interessata o interessato di un’adeguata conoscenza della lingua italiana, non inferiore al livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER).

Il Livello di autonomia B1, detto anche intermedio o “di soglia”, prevede la «comprensione dei punti chiave di argomenti familiari che riguardano la scuola, il tempo libero eccetera». Riguarda chi sa «muoversi con disinvoltura in situazioni che possono verificarsi mentre viaggia nel Paese di cui parla la lingua. È in grado di produrre un testo semplice relativo ad argomenti che siano familiari o di interesse personale. È in grado di esprimere esperienze e avvenimenti, sogni, speranze e ambizioni, e anche di spiegare brevemente le ragioni delle sue opinioni e dei suoi progetti».

Chi richiede la cittadinanza, tranne i richiedenti che abbiano sottoscritto l’accordo di integrazione (art. 4-bis DL 25 luglio 1998 n. 286) o che non siano titolari di permesso di soggiorno UE di lungo periodo (art. 9 stesso DL), dovrà dunque fornire all’atto della presentazione dell’istanza anche la certificazione di un titolo di studio rilasciato da un istituto di istruzione pubblico o paritario riconosciuto dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca). Oppure produrre apposito attestato rilasciato da un ente certificatore: al momento sono considerati enti certificatori l’Università per stranieri di Siena, l’Università per stranieri di Perugia, l’Università Roma Tre e la Società Dante Alighieri. (Vedi qui per approfondimenti).

Cittadinanza per matrimonio
Possono fare richiesta di cittadinanza per matrimonio i cittadini stranieri coniugati con cittadine/i italiane/i che risiedono legalmente in Italia da almeno 12 mesi, in presenza di figli nati o adottati dai coniugi oppure dopo 24 mesi di residenza con il cittadino italiano. Altre info qui.

Cittadinanza per residenza
Possono richiedere la cittadinanza Italiana per residenza i cittadini stranieri, nati in Italia, cittadini di un paese UE o extra UE, apolidi o rifugiati, residenti in Italia, in possesso di un reddito personale o familiare nei tre anni antecedenti. Valgono i seguenti requisiti:
• 10 anni di residenza legale in Italia per i cittadini extracomunitari;
• 3 anni di residenza legale in Italia per i discendenti di cittadini italiani per nascita (sino al secondo grado – nonni) e per i nati in Italia;
• 5 anni di residenza legale in Italia per gli adottati maggiorenni (da cittadini italiani), per gli apolidi e per i rifugiati politici e per i figli maggiorenni di genitori naturalizzati italiani;
• 4 anni di residenza legale in Italia per i cittadini comunitari;
• 5 anni di servizio, anche all’estero, alle dipendenze dello Stato Italiano.
Altre info qui.

Termini allungati
La legge ora prevede un allungamento dei tempi per concludere la pratica di rilascio o diniego della cittadinanza italiana: dagli attuali 24 a 48 mesi dalla data di presentazione della domanda. Questo è il termine massimo, ma gli uffici garantiscono l’impegno a concludere la pratica anche in tempi inferiori.

I costi
Il testo rinnovato della legge chiarisce anche i casi di perdita della cittadinanza, e aumenta il costo della pratica da 200 a 250 euro.

(La Redazione, aise)

Foto CC0

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