L’ex ministro Kaliňák si dimette da deputato, rimane vice presidente di Smer-SD

Dopo 16 anni di politica ai massimi livelli, l’ex ministro degli Interni Robert Kaliňák ha ufficialmente presentato le sue dimissioni da deputato lunedì 31 dicembre. Non rinuncerà tuttavia alla sua carica di vice presidente del partito Smer-SD, che occupa dal 2004. L’ex ministro ha dichiarato di volersi dedicare di più alla famiglia e con la maggior libertà di movimento guadagnata intende inoltre destinare più tempo a «difendere il partito Smer-SD e i suoi elettori in modo più efficace dagli attacchi dell’opposizione e di alcuni media», come egli stesso ha scritto sul suo profilo Facebook. Secondo il quotidiano Dennik N la questione del suo addio al suo seggio da parlamentare era nell’aria già da settembre. Non è dato sapere se intende poi ricandidarsi alle prossime elezioni del 2020.

Kaliňák, 47 anni, è tra i membri fondatori nel 1999 del partito Direzione – Democrazia sociale (Smer-Socialna Demokracia) insieme a Robert Fico. Eletto in Parlamento la prima volta nel 2002, quando il partito arrivò a oltre il 13%, fu nel 2006 che si registrò un cambiamento netto di direzione della politica slovacca. Alle elezioni di quell’anno Smer ottenne il 29% e divenne prima forza nel Paese. Il partito formò un governo in cui Smer guidava una coalizione di maggioranza composta anche dall’HZDS di Vladimír Mečiar e l’SNS di Ján Slota. Fico fu nominato primo ministro e Kaliňák andò agli Interni. Alle elezioni successive del 2010, pur vincente con il 34,79% dei voti, Smer non riuscirà a creare una coalizione, e per due anni sarà all’opposizione del governo Radičová. Nel 2012 il partito avrà il suo più grande successo: con il 44,79 % dei voti e 83 seggi su 150 nella camera unica, Smer tornerà a governare, questa volta da solo. Fico è premier, e Kaliňák viene confermato ministro degli Interni. Anche nel 2016, pur perdendo consensi (28,3%), Smer riesce a formare un governo con SNS e Most-Hid, e la squadra più fedele a Fico viene confermata, con Kaliňák sempre agli Interni.

Robert Kaliňák è sopravvissuto a numerosi scandali e ‘incidenti’ di percorso, e cresce la sua fama di politico spietato, pur sempre con il sorriso sulle labbra. Amicizie pericolose, scandali finanziari, scandali politici e altre amenità, oltre a un carattere sbruffone e tagliente lo hanno reso inviso all’opposizione e a una buona parte dell’opinione pubblica. A farlo capitolare è stata l’ondata di indignazione a livello nazionale (la più forte registrata dai tempi della Rivoluzione di velluto) che è seguita all’omicidio del giornalista Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová a febbraio. Un fatto così efferato che ha portato in piazza decine di migliaia di persone per settimane in tutto il paese. Nel mirino delle proteste c’erano, tra le altre cose, le strette relazioni del ministro con personaggi opachi, i sospetti di corruzione milionaria, la difesa strenua di funzionari delle forze dell’ordine in cui la gente aveva perso la fiducia, e per non farsi mancare nulla anche i fortissimi segnali di manipolazione di indagini da parte di Kaliňák e di sistematici abbellimenti delle statistiche sulla criminalità in Slovacchia.

Kaliňák ha rassegnato le dimissioni da ministro degli Interni il 12 marzo, seguito a breve (il 15 marzo) dal primo ministro Robert Fico, su pressione del partito minore della coalizione, Most-Hid. Da allora, il ministro era rientrato in Parlamento come deputato. Ma secondo molti manteneva il controllo di diversi gangli dello Stato anche da fuori, facendo nominare ministro al suo posto Denisa Saková, sua ex braccio destro, e mantenendo la sua influenza nelle autorità di polizia con il suo presidente Tibor Gašpar, poi costretto a dimettersi dal nuovo primo ministro Peter Pellegrini.

(La Redazione)

Foto minv.sk

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