Presidente Kiska: il 2018 è stato un test sostanziale per la giustizia e la verità

Nel suo discorso di inizio anno trasmesso alla televisione l’1 gennaio, in concomitanza con il 26esimo anniversario della nascita della Slovacchia come Stato indipendente, il presidente Andrej Kiska ha descritto il 2018 come un altro anno simbolico per gli slovacchi che termina con il numero otto. A segnare in maniera indelebile nella storia nazionale l’anno appena concluso è stato questa volta il duplice omicidio lo scorso 21 febbraio del giornalista investigativo Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová.

Kiska ha richiamato l’attenzione sugli avvenimenti di alcuni degli anni che terminano in otto e che hanno toccato in maniera perenne la storia slovacca nell’ultimo secolo. Nel 1918 la nascita della Cecoslovacchia, nel 1948 i comunisti presero il potere, il 1968 fu l’anno dell’invasione militare delle truppe del Patto di Varsavia per fermare il processo di riforma chiamato Primavera cecoslovacca, nel 1988 va ricordata la pacifica “Manifestazione delle candele” a Bratislava, prodromo della Rivoluzione di velluto dell’anno successivo contro il regime comunista. Infine, nel 1998 si tennero le elezioni parlamentariche videro la “sconfitta del meccanicismo”, cioè del primo ministro Vladimír Mečiar.

Nell’ultimo intervento del suo mandato, che scade tra meno di sei mesi, Kiska ha affermato che l’omicidio di Kuciak e Kušnírová «ha cambiato un anno che doveva essere occasione di celebrazioni e commemorazioni in un anno di lotta per la decenza e la giustizia». «Per il bene delle nostre coscienze abbiamo dovuto chiedere onestamente se i valori della democrazia, il rispetto per la parità di diritti e la dignità di ogni essere umano sono ancora in vigore in Slovacchia», ha detto.

Le grandi proteste anti-governative della primavera e le successive dimissioni del primo ministro Robert Fico e altre figure di spicco della politica e della polizia sono fatti drammatici che Kiska ha definito un test importante per il paese che «abbiamo superato». Ma sul quale per il momento sarebbe troppo audace dare un giudizio storico definitivo. A suo parere, il paese entra nel 2019 «come una società più forte e più resiliente, grazie a voi e a tutti coloro che hanno tradotto la loro indignazione, rabbia e paura in uno sforzo onesto per vedere un paese migliore». Nel 2018 siamo «maturati in una società che è in grado di rispondere anche alle peggiori verità che riguardano se stessa con un sano desiderio di cambiamento e la volontà di lottare per questo». Rimangono tante ingiustizie nella società, ma la democrazia è una lotta continua tra bene e male e non conosce né vittorie finali né sconfitte finali, ha concluso il presidente, ricordando che quest’anno saranno celebrati i trent’anni della Rivoluzione di velluto che fecero crollare il regime comunista, «l’evento più importante della storia moderna della Slovacchia».

(Red)

Foto prezident.sk

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