“Pavel Kopp e Karol Kállay insieme a Bratislava”: le immagini dei luoghi dell’anima

Ho iniziato a fotografare Bratislava quando avevo 17 anni. Vecchi muri, vecchie scale, vecchi cortili, luoghi di pietra che vivono anche se non hanno occhi in cui avrei potuto contemplare il riflesso delle nuvole all’imbrunire. Desideravo vedere ciò che gli altri non riescono a vedere e ora forse voglio ricordare i tempi ormai dimenticati che non esistono più.” (Karol Kállay)

La mostra allestita a Bratislava presso gli uffici di SMA – Studio Morandini e Associati fa rivivere i “luoghi dell’anima”, grazie alle immagini dal sapore antico della capitale slovacca realizzate da Karol Kállay, uno dei piú apprezzati fotografi del secolo scorso, e alle atmosfere urbane italiane e praghesi, presentate con inediti quanto suggestivi parallelismi da Pavel Kopp.

Kopp fotografa da oltre 40 anni, ma non ha mai voluto trasformare la fotografia in una professione. Ha presentato numerose mostre e pubblicato diversi libri. Le sue immagini sono apparse in varie riviste. Pur avendo seguito lezioni di tecnica della fotografia presso il Politecnico di Praga e pur essendo diventato membro dell’Unione dei Fotografi Cechi, Kopp è un “dilettante” nel vero senso etimologico del termine. La fotografia per lui non è mestiere, ma diletto, un’attivitá che appaga un bisogno interiore, senza secondi fini. Solo in questo modo è possibile esprimersi in piena libertá, mantenendo intatta la “purezza” artistica.

Kopp è originario di Pilsen, la cittá della Boemia nota per la sua birra, ma è praghese per adozione. Da molti anni nutre un grande amore per l’Italia, non solo e non tanto perché nella sua famiglia si ricordano italiani emigrati in Boemia, quanto per il fascino delle vie antiche, i ponti, le piazze, angoli nascosti, scorci improvvisi. Un vero “theatrum mundi” brulicante di vita, colmo di sfumature segrete che sfuggono all’occhio del passante frettoloso, ma che l’obbiettivo del fotografo sa cogliere con acuta sensibilitá.

E Kopp, con la sua inseparabile Leica M5, ha iniziato nel lontano 1972 un viaggio alla scoperta delle vivaci strade italiane, da Roma a Milano a Firenze, e poi delle piú austere vie di Praga. Le sue emozioni si sono tradotte in immagini, raccolte nei libri “Istanti in Italia” e “Ponte degli Alchimisti”, in cui i versi del poeta ceco Vladimir Janovic accompagnano la presentazione delle impressioni fotografiche.

Nel 1990 Kopp si è trasferito a Roma, dove per quattro anni ha lavorato nella sede dell’ambasciata della Cecoslovacchia: un’occasione preziosa per scoprire altri luoghi e dare vita ad un progetto fotografico in grado di creare un ponte immaginario tra passato e presente. Con la mostra “Due sguardi all’Italia di due boemi, a distanza di cento anni”, Kopp ha voluto accostare le immagini del fotografo praghese di fine Ottocento, Frantisek Krátký, con i propri scatti realizzati un secolo dopo negli stessi luoghi, per cogliere lo spirito piú intimo del patrimonio artistico e culturale italiano.

L’idea di fondo dell’attuale mostra di Pavel Kopp a Bratislava è ancora una volta il parallelismo creato dall’accostamento di volti, sguardi e atteggiamenti colti nell’immediatezza dell’attimo sullo sfondo di strade, piazze e ponti. Luoghi geografici lontani eppure avvicinati dalla presenza umana, da quell’abbraccio cosí simile, da quello stesso sguardo pensoso e sognante… o da quel lungo bacio appassionato che nella Praga del 1983 segnava l’inizio di una storia d’amore, mentre nella Perugia del 1974 forse assumeva i toni malinconici dell’addio.

Le foto sono state volutamente realizzate in bianco e nero: l’uso del colore induce l’osservatore a soffermarsi sui particolari esteriori, pelle, occhi, capelli, abiti, oggetti e luoghi, ma solo il bianco e nero permette all’obbiettivo del fotografo di raggiungere… l’anima.

La mostra fotografica “Pavel Kopp e Karol Kállay spolu v Bratislave”, curata da Norbert Šlachta, si può visitare presso gli uffici SMA, Studio Morandini e Associati, Michalská 7, Bratislava. Rimane aperta negli orari di ufficio.

(Paola Ferraris)

Foto Loris Colusso

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