Quali Paesi stanno facendo di più contro il cambiamento climatico?

La conferenza Cop 24 che si è chiusa sabato 15 dicembre a Katowice, in Polonia, ha stabilito alcune regole per l’applicazione dell’accordo di Parigi approvato ormai tre anni fa. In particolare, gli Stati si sono impegnati a comunicare il contributo di ciascuno alla riduzione delle emissioni, ma non ancora come gli obiettivi di riduzione verranno raggiunti.

I dati sulle emissioni di gas serra da parte di ciascun Paese sono, ovviamente, solo delle stime realizzate sulla base dei dati disponibili. La tabella pubblicata dalla Union of Concerned Scientists, organizzazione che riunisce scienziati soprattutto statunitensi, si basa per esempio sui consumi di energia da combustibili fossili, che rappresentano sicuramente la quota maggiore delle emissioni, e mette al primo posto per emissioni totali la Cina, al secondo gli Stati Uniti e al terzo l’India (presi tutti insieme, al terzo posto ci sarebbero in realtà i Paesi dell’Unione europea). In termini di emissioni pro capite, però, le cose sono molto diverse: ogni americano contribuisce all’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera con 15,5 tonnellate all’anno mentre ogni cinese solo con 6,6 e ogni indiano con 1,6 tonnellate. Quindi i cinesi inquinano meno della metà degli statunitensi e gli indiani circa un decimo. In Italia la media è 5,45 tonnellate.

Conoscendo la quantità di CO2 prodotta da ogni abitante dei diversi Paesi risulta meno sorprendente che la produzione complessiva di anidride carbonica sia diminuita tra il 2007 e il 2017 negli Stati Uniti, dove i consumi e le emissioni di ogni persona erano altissimi, e aumentata invece in Cina e in India, che partivano da livelli molto più bassi per ogni persona.

Il consorzio international Climate Action Tracker, che riunisce tre organizzazioni impegnate sullo studio del cambiamento climatico, ha provato a verificare il comportamento in termini di lotta al cambiamento climatico di 32 Stati del mondo su 195: un numero esiguo, ma che capace di coprire il 70% della popolazione e l’80% delle emissioni. Secondo questa analisi solo due Paesi, il Marocco e il Gambia, starebbero agendo in modo tale che l’aumento della temperatura nel mondo si fermi a 1,5 gradi Centigradi, come raccomandato dall’ultimo rapporto dell’Ipcc. E solo altri cinque (Bhutan, Costa Rica, India, Etiopia e Filippine), in modo da mantenere tale aumento sotto i 2 gradi, come recitano gli impegni di Parigi. L’Unione Europea, ma anche il Brasile, il Messico, l’Australia e la Nuova Zelanda, starebbero agendo in modo insufficiente. Cina e Canada starebbero agendo in modo “molto insufficiente”, mentre Stai Uniti, Russia, Turchia e Arabia Saudita in modo “criticamente insufficiente”.

Un rapporto del Climate Action Network, una rete che riunisce 1300 organizzazioni non governative, ha invece verificato l’azione dei singoli Stati dell’Unione europea rispetto agli accordi di Parigi. Il risultato è che nessuno sta rispettando davvero gli impegni e solo cinque (Svezia, Portogallo, Francia, Olanda e Lussemburgo) sono oltre la soglia del 50%, in una situazione definita “moderata”. Tutti gli altri, compresa l’Italia, non stanno facendo neppure la metà di ciò che dovrebbero.

(Paolo Magliocco, lastampa.it cc by nc nd)

Foto Eget arbete cc by

Articoli più letti

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.