Il 2018 non è stato un bell’anno per i giornalisti in tutto il mondo

Nell’anno che si avvia alla conclusione sono stati 80 i giornalisti che hanno perso la vita nello svolgimento del proprio lavoro: mai così tanti dal 2015, quando furono 82. A tracciare il bilancio dell’annus horribilis della stampa mondiale ci ha pensato, come ogni anno, Reporters sans frontières, l’Ong che si occupa di promuovere e difendere la libertà di stampa nel mondo.

Il bilancio
Il report arriva a una settimana esatta dalla decisione della rivista Time di dedicare lo storico riconoscimento di Person of the Year a un gruppo di giornalisti minacciati per il proprio lavoro e racconta l’evoluzione di un trend che negli ultimi dieci anni ha visto perdere la vita, in totale, più di 700 giornalisti professionisti, ma che nell’ultimo triennio sembrava avviarsi verso un miglioramento. Le vittime del 2018 sono perlopiù giornalisti professionisti, ben 63 – con un incremento del 15% rispetto allo scorso anno – mentre la parte restante del totale consta di non professionisti – 13, contro i 7 del 2017 – e collaboratori.

Una violenza senza precedenti” l’ha definita la Ong, che sottolinea come il 61% delle vittime siano state “deliberatamente prese di mira e assassinate“. Operatori dell’informazione che abbiamo imparato a conoscere nel corso di questo 2018 per il loro ruolo nel dibattito pubblico, come il giovane slovacco Jan Kuciak, trovato morto nella sua casa lo scorso 21 febbraio, ad appena 27 anni. O come Jamal Khashoggi, l’editorialista saudita ucciso il 2 ottobre nel consolato di Riad in Turchia.

Ma il posto peggiore in cui essere un giornalista, quest’anno è stato l’Afghanistan, che fa da sfondo all’uccisione di 15 reporter, di cui 9 in un giorno solo. Seguono la Siria, con 11 vittime, Messico, India e Stati Uniti. Questi ultimi piangono le vite di 6 giornalisti, di cui 4 morti nell’attacco alla redazione di Capital Gazette del Maryland.

Le responsabilità
Una conta tragica, su cui politica e istituzioni non sono prive di responsabilità. “L’odio verso i giornalisti proferito e persino sostenuto da leader politici, religiosi o uomini d’affari senza scrupoli ha conseguenze drammatiche sul terreno, e si traduce in un aumento preoccupante delle violazioni” accusa il segretario generale di Rsf Christophe Deloire, che non si riferisce alle sole morti violente. Il 2018 è stato infatti anche l’anno in cui sono aumentate le detenzioni di giornalisti, 348 in tutto, più della metà delle quali concentrate in 5 Paesi: Cina, Iran, Arabia Saudita, Egitto e Turchia.

(Simone Fontana, Wired cc by nc nd)

Foto pixabay CC0

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