Clima, il ritorno di El Niño atteso prima del previsto quest’inverno

El Niño è uno dei più famosi fenomeni atmosferici, capace di influenzare il clima su scala mondiale. I meteorologi lo definiscono con la sigla ENSO, ovvero El Niño Southern Oscillation. Si verifica quando al largo delle coste del Perù e dell’Ecuador, cioè del Pacifico Centro Meridionale e Orientale, la temperatura del mare risulta più alta del normale di almeno mezzo grado.

Gli effetti certi sul clima si fanno sentire soprattutto nell’emisfero australe. Dall’Australia alle Filippine il clima diventa più caldo e asciutto . Nell’America meridionale, invece, alcune zone tendono a subire siccità e altre a registrare piogge più intense e alluvioni: nel 2015, durante l’ultimo episodio di El Niño che fu particolarmente intenso, nel Nord Est del Brasile ci furono meno piogge del normale e nella parte meridionale dello stesso Paese e in Argentina si verificarono invece piogge abbondanti e inondazioni, così come aumentò il livello delle piogge nella parte occidentale del Continente, cioè quella affacciata proprio verso il Pacifico divenuto più caldo del solito . Ci furono più precipitazioni pure nel Stati meridionali degli Usa. Anche i monsoni indiani subiscono cambiamenti e tendono ad essere meno abbondanti. Quello che si verifica è certamente uno sconvolgimento della circolazione atmosferica su scala planetaria, ma non ci sono dati e studi certi per le nostre regioni. I meteorologi non sanno se alcuni dei fenomeni che si verificano sul Mediterraneo e l’Europa possano essere considerati una conseguenza di El Niño.

Anche le cause del fenomeno non sono ancora chiare e perciò la capacità dei meteorologi di prevederlo non è ancora precisa. Tuttavia, l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) pare sempre più convinta che El Niño stia per tornare a soli tre anni dall’ultimo episodio. Un report di settembre stimava al 70% la probabilità che il fenomeno tornasse a verificasi prima della fine di quest’anno. Un aggiornamento pubblicato alla fine di novembre ha alzato la stima al 75-80% di probabilità spostando l’orizzonte temporale al periodo tra dicembre e febbraio . «Le temperature della superficie del mare nel Pacifico tropicale centro-orientale sono ai livelli deboli di El Niño da ottobre. Tuttavia l’atmosfera non ha ancora risposta a questo aumento del riscaldamento e la situazione dei venti, della nuvolosità e della pressione non mostrano ancora le caratteristiche tipiche di El Niño», scrivono gli scienziati della Wmo.

L’aspettativa è che il riscaldamento che sta arrivando non sarà così forte come del 2015. Tuttavia, avverte il direttore delle previsioni dell’Organizzazione meteorologica Maxx Dilley, «potrà influenzare precipitazioni e temperature in molte regioni, con conseguenze importanti sull’agricoltura e la sicurezza alimentare, la gestione delle acque e la salute pubblica. E potrebbe combinarsi con il cambiamento climatico di lungo periodo nell’aumentare le temperature globali del 2019».

(Paolo Magliocco, lastampa cc by nc nd)

Foto pixabay

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