La Corte Suprema condanna all’ergastolo il sicario della mafia Jozef Roháč

Il sicario Jozef Roháč, 62 anni, che sta scontando l’ergastolo in un carcere in Ungheria, è stato condannato alla stessa pena anche dalla Slovacchia. La sentenza è stata emessa lunedì da un senato di tre giudici della Corte Suprema slovacca per i reati di omicidio plurimo per conto della criminalità organizzata slovacca. Si conferma dunque in via definitiva la precedente sentenza della Corte penale specializzata a Pezinok (regione di Bratislava). Il verdetto è definitivo, senza possibilità di appello.

Secondo fonti giudiziarie riportate da Tasr, Roháč, che ha rifiutato di comparire davanti alla corte slovacca e ha mandato solo un avvocato difensore, ha affermato di sentirsi mentalmente “bene come non mai” e di avere accettato la sua situazione.

L’uomo, conosciuto negli ambienti criminali con il nomignolo di Potkan (Ratto), ma anche con quello di Čiapočka (Berretto,) è accusato di avere ucciso diverse persone, tra cui alcuni famigerati gangster, sia in Slovacchia che in Ungheria. Per compiere i delitti usava spesso armi da fuoco, ma era particolarmente apprezzato come specialista nella posa di ordigni esplosivi. Il suo nome è noto soprattutto per aver installato l’ordigno esplosivo nell’automobile di Róbert Remiáš, l’ex poliziotto che fu testimone scomodo nel caso del rapimento di Michal Kováč jr., figlio dell’ex presidente della repubblica, e che fu ucciso  26 anni nel 1996.

Nato nel 1956 a Levice, nella regione di Nitra, ha una lunga carriera criminale, iniziata addirittura ancora ai tempi della Cecoslovacchia comunista. Nel 1984 fu condannato a 15 anni per terrorismo per aver rapito il vice ministro della Sanità e aver tentato di portarlo fuori dal paese. Più tardi, fu il primo carcerato a riuscire a fuggire dalla prigione slovacca di Ilava. Ripreso dalla polizia, nel 1989 fu tra gli organizzatori della rivolta nel carcere di Leopoldov.

Rilasciato nel 1990 per la grande amnistia voluta dal presidente Václav Havel, con il ritorno alla democrazia e la divisione della Cecoslovacchia si mise al soldo della nuova mafia slovacca emergente. Nel 1998 eliminò con 5 chili di tritolo Eduard Dinič, boss di uno dei gruppi criminali meglio organizzati della capitale che vivevano di racket ma anche di affari nelle privatizzazioni selvagge del governo arrembante di Vladimír Mečiar. L’esplosivo, comandato a distanza, fu nascosto nei pressi dei campi da tennis di Zlaté piesky a Bratislava dove Dinič era solito giocare. Diversi altri potenti boss sono finiti sotto i suoi colpi negli anni successivi.

Nel 2011 Roháč fu estradato in Ungheria dove era accusato di avere liquidato negli anni ’90 numerose persone legate alla criminalità e un magnate dei media, e dove fu condannato all’ergastolo.

(Red)

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