Chi ha inventato e quando il termine Brexit?

La parola Brexit ha un’origine precisa e una singola persona che può dire di averla coniata. L’Oxford English Dictionary, infatti, riporta che a usare per primo questo neologismo fu Peter Wilding, politologo e autore per il sito Euractiv, il quale ricorda sulle proprie pagine questo riconoscimento.

Brexit è parola composta dall’aggettivo british e dal sostantivo exit, cioè l’uscita, e indica infatti l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Il suo post fu pubblicato a maggio del 2012 e un mese dopo il settimanale Economist riprese il concetto usando però Brixit, con la i, prendendo tre lettere da british e tre da exit. La proposta del settimanale economico non ha avuto successo (benché sia una variante ancora citata dall’Oxford Dictionary e altri) e nel tempo si è affermato Brexit, con la e, che si è diffusa in tutto il mondo (ne parla brevemente anche il dizionario Zanichelli). Durante la campagna per il referendum che si è svolto nel giugno del 2016 è stata spesso usata anche la parola che indicava l’opzione opposta, Bremain (british più remain). Tra l’altro, anche all’estero è quasi sempre usata con la maiuscola, come si fa in inglese, in cui British è usato con la maiuscola, come Italian.

Quando Wilding usò Brexit per la prima volta il referendum che avrebbe portato alla scelta della Gran Bretagna di lasciare davvero l’Ue non era però ancora stato indetto ed era solo un’ipotesi di cui si discuteva. Il politologo era, ed è ancora oggi, a favore della permanenza della Gran Bretagna nella Ue e chiuse il suo articolo spiegando che in assenza di una chiara visione sul ruolo del suo Paese in Europa sarebbe apparsa questa parola, dall’autore definita subito “triste”.

Infatti Wilding coniò il termine dichiarando esplicitamente di prendere spunto da un altro neologismo comparso nello stesso anno: Grexit, il termine formato da Greek più exit nato per indicare il rischio di un’uscita della Grecia dall’euro (ma non necessariamente dall’Unione europea) a causa della crisi economica in cui il Paese era precipitato.

Anche questo neologismo, oggi quasi dimenticato ma ancora citato dai dizionari online, ha un padre certo, anzi due. A fondere le due parole per primi fu infatti una coppia di analisti economici della società Citigroup in un rapporto del febbraio 2012. Proprio all’inizio della loro analisi Willem Buiter e Ebrahim Rahbari scrissero che la loro stima della probabilità di una “Greek Euro Area Exit (Grexit)” era salita dal 25-30 al 50%. La Grexit, come si sa, non si è poi verificata.

Brexit è stata invece dichiarata parola dell’anno dal dizionario Collin’s nel 2016, cioè l’anno del referendum. Pochi giorni prima del voto la giornalista Kirsten Ludowig calcolò per un articolo ancora visibile sul sito di Handelsblatt che la ricerca su Google di questa parola dava origine a 87 milioni di risultati. Oggi sono oltre 328 milioni e solo “Brexit explanation” porta a 12,5 milioni di pagine tra le quali scegliere per capire che cosa significhi e “Brexit spiegazione” a 62.300. D’altra parte, anche solo sul sito di questo giornale esistono, ad oggi, 2.926 documenti che contengono questa parola.

(Paolo Magliocco, lastampa.it cc by nc nd)

Foto Matt Brown cc by: poster a Londra
Duncan Hull cc by: murale di Banksy a Dover

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