Russia-Ucraina: le cause e le conseguenze dell’incidente di Kerch

Di fronte alla militarizzazione del Mare di Azov da parte della Russia, l’Ucraina ha provato a rafforzare la propria presenza nell’area, peraltro trasferendo via terra molte navi militari sul tratto di costa ucraino del Mare di Azov. E tutto mentre, dopo l’annessione russa della Crimea del 2014, la Russia sta usando il suo soft power per cercare di accreditarsi come un interlocutore responsabile e attivo sui fronti caldi del mondo (Siria, Medio Oriente, ecc.) e allentare le sanzioni internazionali che la soffocano. Di Eleonora Tafuro Ambrosetti e Kateryna Pishchikova, ISPI.

Il 25 novembre 2018 si è consumato il primo scontro militare diretto tra le forze armate russe e quelle ucraine dall’inizio del conflitto. Fino a quel momento, la Russia ha sostenuto che il conflitto era sostanzialmente un conflitto interno all’Ucraina, pur avendo ammesso [1] alla fine del 2015 la presenza militare russa nei territori orientali del paese, controllati dai ribelli. Ora, lo scontro si è spostato nel Mare di Azov: la Russia ha sequestrato tre navi militari ucraine con 24 membri dei rispettivi equipaggi (di cui tre feriti durante lo scontro). Le navi sono oggi ferme nel porto di Kerch in Crimea. Alcuni dei marinai arrestati sono stati trasferiti a Mosca – le autorità ucraine non hanno avuto la conferma della posizione attuale di tutti e 24 gli arrestati – ufficialmente accusati di aver attraversato il confine russo illegalmente.

La reazione della comunità internazionale è stata unanime nel condannare il fermo dei marinai, invitando entrambi le parti a evitare un’escalation dello scontro. Gli Stati Uniti si stanno preparando a inviare una nave da guerra nel Mar Nero [2] in risposta al sequestro russo di navi e marinai ucraini nel Mare di Azov, una decisione che potrebbe portare a ulteriori tensioni nella regione. Nel frattempo, il 6 e 7 dicembre si svolge il 25° Consiglio ministeriale dell’OSCE, organizzazione che ha assunto un ruolo di rilievo nell’ambito del conflitto in Ucraina. Ma quali sono gli elementi di questa escalation, sia domestici che internazionali, e quali i possibili scenari nel breve periodo?

Evoluzione delle tensioni nel Mare di Azov

Lo scontro di fine novembre è il più acuto dopo l’annessione della Crimea alla Russia nel 2014, ma non è un fatto isolato: le tensioni sul fronte marittimo erano, infatti, in costante crescita.

Prima dell’annessione, l’utilizzo del Mare di Azov e dello Stretto di Kerch era regolato dall’apposito Accordo del 2003 [3] che riconosceva il Mare di Azov come “acque condivise” tra i due stati e affermava la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Kerch per navi commerciali e non. Tra l’altro, si prevedeva anche il diritto per entrambi gli stati di ispezionare qualsiasi nave in transito. Dopo l’annessione della Crimea, la Russia ha introdotto unilateralmente le nuove regole sulla notifica di passaggio nello Stretto e ha iniziato ed esercitare il suo diritto di ispezione in maniera, secondo Kiev, eccessiva. Già nel 2016, l’Ucraina aveva presentato un’istanza alla UNCLOS[4] (Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare) contro la Russia sostenendo la violazione sistematica dei suoi diritti in quanto paese marittimo. Secondo i dati del Ministero delle Infrastrutture dell’Ucraina, solo nel periodo tra aprile e settembre 2018 le autorità russe hanno fermato 148 navi commerciali, sia ucraine che di stati terzi. I controlli nello Stretto di Kerch – già di per sé molto angusto, tanto da permettere la navigazione solo in un senso anche prima della costruzione da parte della Russia di un ponte che lo attraversa – hanno ulteriormente aggravato le condizioni di transito, sino a casi in cui le navi sono state costrette a rimanere in coda per 5-7 giorni. Inoltre, il ponte di Kerch, inaugurato nel maggio 2015, è alto 35 metri: un’altezza che impedisce fisicamente il passaggio alle navi cargo più grandi. Anche la navigazione nel Mare di Azov è diventata sempre più problematica: durante l’estate 2018 le autorità costiere ucraine hanno spesso denunciato il comportamento ostile da parte delle controparti russe. Secondo alcune stime [5], il traffico commerciale nel porto ucraino di Mariupol è diminuito del 30%, causando danni economici notevoli a una zona già fortemente colpita dal conflitto nel Donbas (Mariupol è situata a soli 24 km dalla zona di conflitto) e, ad oggi, a più di una settimana dall’incidente, le navi ucraine continuano ad avere problemi di circolazione. [6]

La prima escalation in mare è avvenuta a marzo del 2018, quando l’Ucraina ha fermato un peschereccio della Crimea, che navigava con bandiera russa, perché l’imbarcazione non ha seguito le procedure ucraine per l’uscita dal territorio di Crimea. I russi hanno reagito fermando diverse navi da pesca ucraine, accusate di operare nella zona economica esclusiva russa. Le tensioni hanno arrecato danni economici alle imprese di pesca sulla costa ucraina del Mare di Azov, che per timore di incorrere in altri incidenti simili hanno ristretto il loro raggio di pesca entro poche miglia della costa ucraina. Le ostilità sul mare contribuiscono ad acuire le preoccupazioni e il senso di vulnerabilità già diffuso nelle città ucraine della zona.

Allo stesso tempo, la Russia ha incrementato la sua presenza militare nel Mare di Azov e intorno allo Stretto di Kerch. Negli ultimi mesi, infatti, accanto alla flotta della guardia costiera russa sono stati avvistate altre navi militari russe, appartenenti sia alla Black Sea Fleet che alla Caspian Flotilla. La Russia insiste sul proprio diritto a proteggere il Ponte di Kerch, che il Cremlino considera una infrastruttura strategica. Il ponte è il più lungo d’Europa (19km), è costato quasi quattro miliardi di dollari e collega la Base Navale della Black Sea Fleet con il resto della Russia. La Flotta del Mar Nero è una base cruciale per la proiezione della potenza militare russa nel Mediterraneo, come si è potuto notare in più occasioni in questi anni con il passaggio delle navi militari russe dirette in Siria attraverso il Bosforo. Per questi motivi, la sicurezza e i collegamenti con la Crimea rappresentano una priorità strategica per la Russia.

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Foto NASA: lo stretto di Kerch
con il nuovo ponte
Sotto: Mare d’Azov

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