Lajčák si ricrede e decide di rimanere come ministro degli Esteri

A una settimana dal suo annuncio, il ministro degli Esteri Miroslav Lajčák ha deciso di ritirare le dimissioni e di rimanere nell’attuale governo. Lo ha reso noto egli stesso questa mattina, dicendo di essere stato persuaso dalle garanzie espresse dal primo ministro Peter Pellegrini e da Robert Fico, leader del partito comune Smer-SD, riguardo all’orientamento della politica estera slovacca.

Dopo un tira e molla che si è trascinato per diversi giorni, con il premier che lo ha pregato di rimanere e il presidente della Repubblica che era rimasto in attesa di nuovi sviluppi prima di decidere se accettare o meno le dimissioni, Lajčák ha detto di essersi chiesto se aveva senso rimanere mentre si sentivano voci, anche in Parlamento, per spingere la Slovacchia verso l’isolamento internazionale, mettendo in dubbio l’adesione del paese all’Unione europea e alla NATO. Dubbi che Pellegrini e Fico a suo dire avrebbero dissipato. Il ministro ha accettato di rimanere al suo posto se la politica estera slovacca continuerà sul solco tracciato nel programma del governo, e se i partiti della coalizione (Smer-SD, SNS e Most-Hid) onoreranno l’accordo di coalizione, rispettando lo spazio di responsabilità di competenza dei singoli ministeri. Per lui è fondamentale che non venga intrapresa alcuna azione «che possa mettere in dubbio i pilastri fondamentali della nostra politica estera, di cui sono responsabile come ministro». Senza dirlo chiaramente, Lajčák si riferiva allo scontro avuto nei giorni scorsi con il Partito nazionale slovacco (SNS), che ha insistito per non ratificare il Global Compact for Migration delle Nazioni Unite, documento per regolare i flussi migratori al quale lui stesso aveva lavorato. Ma anche all’orientamento filorusso che esponenti di SNS, e in particolare il suo capo Andrej Danko, presidente del Parlamento slovacco, aveva espresso in questi anni.

Miroslav Lajčák aveva preso la decisione di lasciare l’incarico giovedì 29 novembre, dopo l’approvazione in Parlamento di una risoluzione di rigetto del Global Compact ONU, la cui bozza sarà discussa nella conferenza di Marrakech il 10 e 11 dicembre. Venerdì 30 novembre il ministro aveva fatto consegnare la lettera di dimissioni al palazzo presidenziale e aveva informato il suo premier Peter Pellegrini. Questi ha cercato in diversi modi di trattenere il ministro, difficilmente rimpiazzabile con una figura credibile a poche settimane dall’avvio della presidenza slovacca dell’OSCE nel 2019. Pellegrini aveva pregato il presidente Andrej Kiska di non accettare l’addio del ministro, e nell’incontro avuto con lui martedì aveva tergiversato prendendosi un po’ di tempo per decidere, fino ad oggi.

Dopo l’annuncio del ministro, Andrej Danko ha detto che vorrebbe incontrarlo nei prossimi giorni e fargli alcune domande, e ha ricevuto l’ok del ministro, il quale ha detto che «Non abbiamo mai evitato una discussione su questioni di politica estera». Il capo del Parlamento vuole chiarimenti dal ministro riguardo alla creazione di trattati internazionali che possano prevedere il rischio di stazionamento di eserciti stranieri sul territorio della Slovacchia. Inoltre, Danko gradirebbe chiarire la posizione del ministero degli Esteri retto da Lajčák rispetto al genocidio armeno, la creazione di un centro culturale a Gerusalemme, e sul comportamento dei rappresentanti slovacchi in istituzioni straniere e la rilevanza delle loro decisioni nella politica della Slovacchia.

Lajčák è rientrato oggi da Milano, dove ha preso in consegna simbolicamente dall’Italia il testimone della presidenza dell’OSCE.

(Red)

Foto nrsr.sk

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