Tutti gli attivisti di Greenpeace rilasciati, saranno comunque processati

Tutti e dodici gli attivisti di Greenpeace coinvolti nella scalata di una torre mineraria per protesta contro l’estrazione del carbone sono stati scarcerati martedì pomeriggio per ordine del Procuratore generale Jaromír Čižnár. L’ufficio del PG ha concluso, dopo l’esame del fascicolo investigativo, che non le motivazioni di timore di fuga non erano sufficienti per disporre la detenzione in custodia degli attivisti, rendendo di fatto la reclusione illegale.

Gli attivisti di Greenpeace – tra loro slovacchi, cechi, finlandesi, tedeschi e belgi – hanno fatto irruzione mercoledì 28 novembre nel sito di una miniera di carbone a Nováky, città della regione di Trenčín, e hanno scalato la torre mineraria dove si sono asseragliati per diverse ore esponendo un grande stendardo e diversi cartelli con scritte contro l’estrazione della lignite nella regione. La lignite è un tipo di carbone fossile dal carico ambientale particolarmente pesante, in termini di inquinamento e di messa a rischio della salute umana, che viene del resto utilizzato dalla vicina centrale termoelettrica. L’operazione ha avuto luogo pochi giorni prima dell’inizio della conferenza ONU sul clima che si tiene a Katowice, in Polonia, la cosiddetta COP24.

Dei quindici attivisti arrestati dopo il raid, dodici erano rimasti in carcere in attesa del processo – vale a dire quanto meno per diversi mesi – per decisione domenica 2 dicembre del tribunale distrettuale di Prievidza. Decisione revocata dopo che il procuratore Čižnár ha disposto il loro rilascio. La detenzione preventiva era stata criticata anche da diversi esponenti del governo, incluso il primo ministro Peter Pellegrini (Smer-SD) anche se in disaccordo nel merito e nella forma con l’azione di Greenpeace Slovensko. Voce fuori dal coro quella dell’ex premier e leader di Smer-SD, Robert Fico, che prima dell’ordine di scarcerazione aveva detto che è ora di smetterla di farsela sotto quando qualche attivista si mette a protestare. Non possono essere gli attivisti – ambientali o altro – a dirigere le danze in Slovacchia. «Possono gli attivisti violare la legge?», si era chiesto retoricamente, rispondendo che chi viola la legge deve subirne le conseguenze.

I dodici sono tuttavia ancora accusati di aver provocato danni e minacciato l’operatività “di una struttura generalmente benefica”, un reato punibile con il carcere da uno a cinque anni. Greenpeace, e la difesa degli attivisti, hanno più volte sostenuto che la protesta è stata pacifica, che nessuna struttura è stata danneggiata e che la vita e salute delle persone (in particolare i lavoratori della miniera) non sono mai state messe in pericolo. L’associazione ambientalista ritiene che gli attivisti non saranno giudicati colpevoli.

(Red)

Foto Greenpeace.sk

Articoli più letti

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.