Per l’Europa, l’America non dà il buon esempio

Gli Stati Uniti sono un esempio da imitare per la UE del futuro? In realtà, l’integrazione tra gli stati Usa è scarsa. D’altra parte, è molto difficile che si possa arrivare a un bilancio europeo con sistemi di welfare così diversi da paese a paese.

50 stati e poca integrazione

Nel dibattito sul futuro dell’Unione europea, alcuni commentatori affermano che sarebbe auspicabile arrivare a una maggiore integrazione economica in Europa e a costituire un bilancio pubblico europeo. Altri, invece, considerano come esempio da seguire il sistema americano. Al di là dei possibili benefici economici e politici che deriverebbero da una integrazione più stretta (nei mercati finanziari, nei sistemi fiscali, nei mercati per sevizi, in difesa e politica estera), l’esperienza americana non è poi quel buon esempio che si crede: tra i 50 “stati” americani, l’integrazione è ben poca.

In America, ogni “stato” si confronta con un tasso di cambio fisso e una politica monetaria uniforme, decisa dalla Federal Reserve. Ma i tassi di inflazione e di disoccupazione variano – e molto – dall’uno all’altro. I dati sull’inflazione esistono solo per le aree metropolitane, e per esempio ad agosto 2018 il “consumer price index” era 1,7 per cento nell’area di Chicago e 4,3 per cento nell’area di San Francisco. La disoccupazione, a ottobre 2018, era del 3,7 per cento per l’intero paese, ma andava dal 2,2 delle Hawaii al 7,2 dell’Alaska (e al 10, 6 di Porto Rico). Anche il reddito pro capite cambia molto da stato a stato. Nel Mississippi è solo il 50 per cento di quello del Maryland. L’aspettativa di vita varia molto più che in Europa. Molto diversi sono poi la spesa pubblica e i sistemi fiscali statali, mentre è alta la concorrenza fiscale tra stati.

Se uno stato o una contea incontra difficoltà macroeconomiche (recessione) o finanziarie (alti spread), il governo federale non li aiuta e possono fallire senza ricevere assistenza. Il costo del debito varia molto tra stato e stato, perché gli spread sono stabiliti dal mercato e dipendono dalla situazione finanziaria di ciascuno.

Per varie attività lavorative, sono state adottate regole (chiamate “occupational rules”) che ostacolano il movimento dei lavoratori tra stati. In generale, la mobilità dei lavoratori è scarsa e quelli che si spostano lo fanno all’interno di distanze ridotte. Sono i pensionati che si trasferiscono verso gli stati più caldi (come Florida, Arizona, Texas o California).

Forse, imitare gli Usa non sarebbe una buona idea per l’Europa.

L’impossibilità di un bilancio europeo

Per quanto riguarda l’idea di creare un bilancio europeo, vale la pena fare qualche riflessione. Fino al 1930, la pressione fiscale e la spesa pubblica negli Stati Uniti raggiungevano appena il 10 per cento circa del Pil. Con il “New Deal” e la “lotta alla povertà”, furono creati programmi di assistenza a livello nazionale e furono anche introdotte alcune “tax expenditures” (spese fiscali) per assistere le famiglie. Oggi è il governo federale a essere responsabile di questi programmi, che sono finanziati con tasse e prestiti. E il debito pubblico sta crescendo rapidamente.

I sistemi di assistenza sociale in Europa furono creati dopo la seconda guerra mondiale. La loro costruzione avvenne senza alcun coordinamento tra i paesi. Di conseguenza, in alcuni paesi sono molto più generosi, e più costosi, che in altri. I sistemi pensionistici, la sanità pubblica, l’istruzione pubblica, l’assistenza ai poveri e agli anziani sono molto differenti e richiedono risorse pubbliche diverse. Variano molto anche i livelli del debito pubblico.

Data questa realtà, sarebbe quasi impossibile integrare le finanze europee, o rendere uniformi i sistemi, senza una vera rivoluzione. E senza quell’integrazione sarebbe difficile, o impossibile, trasferire alcune responsabilità, come quelle sul debito pubblico, dai singoli paesi verso l’Europa. In aree come quella pensionistica, le differenze si stanno persino allargando, con l’aumento dell’età di pensionamento in alcuni stati e le riduzioni promesse in Italia. I paesi parsimoniosi non accetterebbero i rischi finanziari, o i trasferimenti di risorse pubbliche, verso quelli spendaccioni. In conclusione, la strada migliore rimane quella di seguire regole condivise a livello europeo e non sperare in soluzioni che verrebbero da fuori.

(Vito Tanzi, Lavoce.info cc by)

Illust. Enrinipo cc by sa

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.