Italia, l’arte mediterranea dei muretti a secco è patrimonio Unesco

L‘Unesco ha inserito “L’Arte dei muretti a secco” nella lista degli elementi immateriali dichiarati Patrimonio dell’umanità. E questo in quanto rappresentano «una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura». La notizia è stata data con un post sul profilo Twitter dell’organizzazione. L’Italia aveva presentato la candidatura insieme a Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera.

Tra le regioni promotrici della candidatura c’era la Puglia (nella foto sopra, Cisternino) per tutelare una tradizione che ha uno dei suoi punti di forza in regione, ma che unisce in pratica tutta la Penisola. «Le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura», spiega l’Unesco. «Si tratta di uno dei primi esempi di manifattura umana ed è presente a vario titolo in quasi tutte le regioni italiane, sia per fini abitativi che per scopi collegati all’agricoltura».

© Michele Trentini/Ministry of Agricultural, Food and Forestry Policies, 2015 | ich.unesco.org

«I muretti a secco rappresentano un patrimonio identitario per tutta l’Italia, per il Mediterraneo e per la Puglia in particolare. La Regione – dichiara il suo presidente Michele Emiliano – si è fatta promotrice insieme ad altre regioni di questa candidatura. La nostra terra, dal Salento alla Capitanata, è incorniciata dai muretti a secco, opere che tracciano il lavoro dell’uomo rispettoso dell’ambiente, testimonianza di una storia contadina antica che mantiene intatta la sua autenticità nel tempo. Questo riconoscimento celebra un elemento della nostra tradizione che identifica i luoghi della nostra memoria e che si tramanda di generazione in generazione. Grazie all’Unesco potremo valorizzare ancora di più l’unicità del nostro territorio e far apprezzare tutta questa bellezza ai visitatori e ai turisti che verranno a trovarci da ogni parte del mondo».

Muretto a secco nel Ragusano, Sicilia

L’Italia ha finora iscritto nella Lista rappresentativa del patrimonio immateriale otto elementi, di cui tre già legati a tradizioni e pratiche agro-alimentari dell’area mediterranea: nel 2010 la Dieta Mediterranea è stata iscritta come primo elemento culturale al mondo a carattere alimentare nella lista Unesco; nel 2014 il riconoscimento della coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria, primo elemento culturale al mondo di carattere agricolo riconosciuto dall’Unesco; nel 2017 è stata la volta de “L’Arte del Pizzaiuolo Napoletano“. A questi si aggiunge ora la pratica rurale dell’arte dei muretti a secco.

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Questo positivo risultato è stato raggiunto grazie ad un’azione di sistema condotta dalla Farnesina in stretto raccordo con la Rappresentanza permanente italiana presso l’UNESCO e con l’indispensabile collaborazione tecnica degli esperti del MiPAAFT. «Ancora una volta i valori dell’agricoltura sono riconosciuti come parte integrante del patrimonio culturale dei popoli», il commento del ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio. «Il nostro Paese si fonda sull’identità. I nostri prodotti agroalimentari, i nostri paesaggi, le nostre tradizioni e il nostro saper fare sono elementi caratterizzanti della nostra storia e della nostra cultura. Non è un caso quindi che, dei nove elementi italiani riconosciuti dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità, ben quattro appartengano al patrimonio rurale e agroalimentare. Un risultato che conferma l’importanza di questo comparto nel nostro Paese e quanto sia fondamentale, come governo e come cittadini, non dimenticare mai le nostre radici. Ecco perché», conclude Centinaio, «è necessario continuare a investire nella promozione e nella valorizzazione, anche a livello internazionale, delle nostre produzioni agroalimentari e dei nostri territori».

(NoveColonneATG / Aise)

Foto rinocasulli CC0
Giorgio Leggio cc by sa

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