Crisi Russia-Ucraina, Pellegrini: preoccupati ma pronti

In seguito alla cattura di tre navi ucraine da parte della marina russa nel Mar d’Azov, la parte del Mar Nero racchiusa tra Ucraina, Russia e Crimea – occupata dai russi – la Slovacchia ha invitato Mosca ad osservare le leggi internazionali e consentire il libero accesso ai porti ucraini situati sulla riva del Mar d’Azov. Il ministero degli Esteri slovacco ha anche sollecitato entrambe le parti a mostrare prudenza e prevenire un’ulteriore escalation della tensione.

Le azioni che provocano un aumento delle tensioni «violano la sovranità dell’Ucraina e minano la sicurezza e la stabilità in tutta la regione», si legge in una nota emessa dal ministero, in cui si spiega che la Slovacchia sostiene pienamente la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina entro confini internazionalmente riconosciuti.

Domenica 25 novembre tre navi ucraine hanno tentato di traversare lo stretto di Kerch navigando dal porto di Odessa nel Mar Nero verso Mariupol, nel Mar d’Azov. Unità militari russe hanno sequestrato le tre navi accusando l’Ucraina di entrare illegalmente nelle sue acque territoriali. I colpi sparati dalle navi russe avrebbero anche ferito alcuni membri degli equipaggi ucraini. L’Ucraina sostiene che lo spostamento delle navi era stato segnalato in anticipo. Lo stretto di Kerch, che separa il Mar Nero dal Mar d’Azov, è ora da entrambe le parti russo, dopo l’annessione del 2014 da parte di Mosca, una mossa non riconosciuta a livello internazionale e che ha portato a sanzioni contro la Russia da parte di diversi paesi. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU terrà a breve una riunione speciale in relazione allo scontro sul mare tra Russia e Ucraina. Nel frattempo, il parlamento ucraino ha reagito istituendo la legge marziale nel paese.

Il primo ministro slovacco Peter Pellegrini (Smer-SD) ha espresso preoccupazione per la veloce escalation, e per le notizie provenienti dalla vicina Kiev, e ha auspicato che la situazione sia riportata alla calma, «parlando a nome di tutti i cittadini slovacchi». Nessuno vuole un conflitto armato, ha affermato Pellegrini, secondo il quale «è necessario fare il massimo a livello diplomatico per mantenere la pace in Europa». Nel pomeriggio di ieri Pellegrini ha  convocato una riunione operativa con i ministri dell’Interno e della Difesa e i capi dell’intelligence civile e militare per definire la prontezza della Slovacchia in caso di una possibile escalation della crisi tra Ucraina e Russia.

Ieri il ministero degli Esteri slovacco ha avviato un incontro con l’ambasciatore dell’Ucraina Yuriy Mushka, secondo il quale la legge marziale istitutita da Kiev non riguarda gli stranieri in Ucraina, mentre la minoranza etnica slovacca che vive in Transcarpazia – la parte più occidentale dell’Ucraina – non dovrebbe esserne neppure toccata.

La questione è stata pure discussa in una seduta straordinaria del Consiglio nazionale di sicurezza, dopo la quale oggi, mercoledì, il premier Peter Pellegrini ha detto che la Slovacchia è pronta a reagire se la situazione di tensione tra Kiev e Mosca dovesse degenerare. Per il momento, si è deciso di mantenere il livello di allerta nazionale nel paese a livello due, e si sono esaminati i vari scenari possibili, in particolare un eventuale aumento degli attraversamento illegali del confine tra Ucraina e Slovacchia. Un altro tema discusso dal Consiglio è quella della sicurezza energetica: è iniziato l’inverno, e una crisi potrebbe portare a riduzioni del flusso di gas dalla Russia. In ogni caso, ha detto Pellegrini, la Slovacchia si impegna a mantenere invariati durante i mesi invernali i flussi di gas naturale forniti da Bratislava all’Ucraina.

Pur ribadendo la posizione critica della Slovacchia sulle sanzioni alla Russia, Pellegrini ha assicurato che il paese si atterrà alle decisioni comuni che eventualmente saranno prese in sede europea.

(Red)

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