Gilet gialli francesi e Brexiters britannici: le rivolte degli esclusi

Ci sono due modi di valutare l’accordo raggiunto il 25 novembre a Bruxelles tra Theresa May e gli altri 27 paesi dell’Unione europea.

Il primo è quello di chiedersi se l’accordo otterrà la maggioranza al parlamento britannico, se sopravviverà ai giochi di potere interni al Partito conservatore e cosa succederà a britannici e continentali in caso di fallimento e dunque di Brexit “dura”.

Il secondo, più complesso, è legato agli interrogativi sollevati in Francia dal movimento dei gilet gialli. Pensate che i due temi non abbiano niente in comune? Forse vi sbagliate.

Il “sì” alla Brexit di due anni fa è scaturito dal voto dell’Inghilterra e del Galles, con una notevole eccezione: l’isolotto di prosperità rappresentato da Londra. La Scozia e l’Irlanda del Nord hanno votato in maggioranza per l’adesione all’Unione europea.

Così come succede con la base sociologica e geografica dei gilet gialli, le regioni in cui la Brexit ha ricevuto più voti sono quelle che si sentono penalizzate dalla globalizzazione che favorisce le grandi metropoli.

[Di Pierre Haski, …continua…]

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Foto RooLPitt cc by
Manifestazione a Norwich il 10/11/2018

Foto Thomas Bresson cc by
Bavilliers, 24 Nov 2018

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