Matteo Strukul a Bratislava racconta la Firenze dei Medici: il potere, l’arte, l’intrigo e la seduzione

 

«Intelligenti, colti e spregiudicati, i Medici si distinguono non per aver dominato Firenze con la forza, ma per aver utilizzato un’arma molto più efficace, sottile e duratura: la seduzione esercitata dall’arte e dalla bellezza. E con tale strumento sono stati signori della città per 300 anni».

Le parole di Matteo Strukul aprono un percorso a ritroso nel tempo, un viaggio attraverso gli intrighi e i tradimenti, ma anche lo splendore artistico dell’epoca medicea, contraddistinto dal forte elogio della temporalità e della contingenza terrena. È il carpe diem oraziano che traspare nel pensiero di Lorenzo il Magnifico, è l’esaltazione della capacità umana, che trova la sua più alta espressione architettonica nella realizzazione della cupola di Brunelleschi. Attorno ai Medici gravitano gli esempi più illustri del genio umano, da Donatello a Raffaello, da Michelangelo a Leonardo da Vinci “un uomo che si svegliò troppo presto dal buio, mentre gli altri ancora dormivano” (Sigmund Freud).

Matteo Strukul, padovano di origine e berlinese di adozione, vincitore del premio Bancarella 2017, ha presentato alla Libreria Martinus di Bratislava la traduzione slovacca della sua tetralogia dedicata ai Medici, curata dalla casa editrice Slovart. Un grande affresco storico popolato da una miriade di personaggi che incarnano ambizioni personali, bramosia di potere, e sprofondano negli abissi più oscuri dell’animo umano, preda di invidia, lussuria e avidità. E il bene si mescola con il male, in un vortice di avvelenamenti, intrighi colpi di scena, che l’autore sa dosare in maniera  raffinata e intrigante, su uno sfondo storico ricostruito con rigorosa precisione.

Strukul ha infatti dedicato due anni non solo allo studio dei fatti storici documentandosi sui materiali d’archivio della Biblioteca Marciana e della Fondazione Cini e leggendo i testi di Machiavelli e Guicciardini, ma anche all’analisi degli aspetti complessi della società dell’epoca, dalle armi all’abbigliamento all’arte, con un’attenzione particolare alla lingua. «È facile commettere errori e utilizzare parole o espressioni che all’epoca dei fatti narrati non esistevano, ha detto lo scrittore. Molto utile mi è risultato lo studio dell’etimologia dei vocaboli».

Firenze, anno 1429. L’ascesa al potere della famiglia Medici inizia con la morte del patriarca Giovanni e la lotta dei figli Cosimo e Lorenzo, ora a capo di un grande impero finanziario, contro le potenti famiglie fiorentine dei Palla e degli Strozzi. Un senso degli affari spregiudicato si coniuga con l’amore per l’arte e la cultura, sullo sfondo dei lavori per la realizzazione della grandiosa cupola di Santa Maria del Fiore sotto la direzione di Filippo Brunelleschi.

Inizia una sorta di caccia infernale, una spasmodica ricerca del potere, un vortice che coinvolge capitani di ventura, mercenari sanguinari, donne ammaliatrici, e rivela il volto contraddittorio di un’epoca in cui la magnificenza si unisce alla perfidia e il culto del bello non impedisce le peggiori atrocità.

E Firenze appare splendida e maledetta, una città in cui da un lato si innalzano monumenti simbolo dell’ingegno umano e dall’altro si cospargono le strade di sangue. In questa Firenze oscura e scintillante al tempo stesso, la dinastia dei Medici sa tessere la sua ragnatela di relazioni politiche in modo abile e spregiudicato, giungendo ad ottenere la gestione parziale della Camera Apostolica, attua audaci speculazioni finanziarie e non esita ricorrere alla forza per proteggere i propri interessi mercantili. Lorenzo de’ Medici assedia e distrugge Volterra e Montefeltro per garantirsi il controllo delle cave di allume, un materiale essenziale per la cardatura della lana nei grandi laboratori di proprietà della famiglia.

Figure storiche si mescolano a personaggi d’invenzione, tratteggiati con la stessa acutezza, con lo stesso desiderio di cogliere le tante sfaccettature dell’animo umano, nel rapporto tra i sessi, tra padre e figlio, ma soprattutto tra madre e figlio. Se i padri a volte appaiono inadeguati nel loro ruolo genitoriale e rivelano incapacità e debolezze, come nel caso di Piero il Gottoso, padre di Lorenzo il Magnifico, la donna – moglie, amante o madre – rivela sempre una personalità forte, a volte manipolatrice. È lei spesso la dominatrice della scena nei romanzi di Strukul, che ama molto i personaggi femminili per la loro forza interiore, l’intelligenza e la caparbietà, anche nella perpetrazione dei più atroci delitti. Erzsébet Báthory, la contessa che con la sua follia omicida insanguinò le terre di Ungheria e Slovacchia nel ‘500, potrebbe essere la protagonista di un futuro romanzo, ha rivelato lo scrittore.

Nella sua presentazione al pubblico di Bratislava Matteo Strukul si è soffermato a lungo sulla figura di Caterina de’ Medici, destinata a salire al trono di Francia, e su quella di Diana di Poitiers, amante del re Enrico II, impegnate per anni in una lotta reciproca combattuta con l’astuta orchestrazione di intrighi e persino di gravidanze.

Matteo Strukul ha infine anticipato che la casa editrice Slovart tradurrà in slovacco anche il romanzo “Giacomo Casanova. La sonata dei cuori infranti”, dedicato all’esplorazione di un lato inedito di un personaggio dalle molteplici sfaccettature: abile spadaccino, violinista, appassionato di teatro, instancabile viaggiatore, spia al servizio dell’impero austriaco e della Repubblica di Venezia. Casanova fu protagonista non solo di avventure galanti, ma anche di una rocambolesca fuga dalla prigione dei Piombi di Venezia, l’unica nella storia del carcere.

Se Arthur Schnitzler nel suo romanzo “Il ritorno di Casanova” ha tratteggiato un personaggio diverso, ormai vecchio e incapace di sedurre, Strukul ha provato ad immaginare un Casanova per la prima volta innamorato. «Mi piace mettere i personaggi dei miei romanzi davanti a grandi sfide, tra storia, arte e avventure. Di Casanova ho voluto analizzare soprattutto le conseguenze dell’innamoramento su un animo senile sempre più incline al sentimentalismo», ha detto Strukul.

È una sfida anche la stesura di un romanzo, ha detto, perché per scrivere «quelle preziosissime 400 pagine» occorre metodo e costanza, per almeno quattro mesi: «Riesco a scrivere solo la mattina. Dopo quattro o cinque pagine mi fermo, perché so che quello che scriverei dopo non sarebbe narrativamente efficace. Nel pomeriggio mi documento e studio per scrivere il romanzo successivo, il che a volte comporta enormi salti temporali, dalla Firenze del ‘400 alla Venezia del ‘700. Se poi mi capita di venire a Bratislava e di parlare di Caterina de’ Medici nella Francia del ‘500, impazzisco perché ho tre secoli in testa… Anche quando non sta scrivendo, lo scrittore sta in realtà ‘lavorando nella sua testa’».

Matteo Strukul ci ha infine parlato della sua vita in un curioso triangolo geografico: Padova, la sua città natale, Berlino, scelta per la sua vivacità culturale, e la Transilvania, alla quale è molto legato per elezione, dato che la sua famiglia discende da un ufficiale dell’impero austro-ungarico. I paesaggi dell’Europa dell’Est esercitano un fascino particolare sullo scrittore. E la Slovacchia promette di regalargli uno spettacolare incontro con la natura, nell’incanto selvaggio dei Monti Tatra.

Paola Ferraris

Foto Martina Cimermanová / IIC

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