Due ex ministri SNS condannati per la ‘gara dell’albo’ del 2007

Due ex ministri della Repubblica Slovacca sono stati condannati per corruzione dal senato della Corte Suprema. È la prima volta che succede in 25 anni di Slovacchia indipendente. Gli ex ministri delle Costruzioni e dello Sviluppo regionale Marian Janušek e Igor Štefanov, che hanno fatto parte del primo governo di Robert Fico (2006-10) come rappresentanti del Partito nazionale slovacco (SNS), hanno ricevuto condanne rispetttivamente a 11 e 9 anni di carcere. La corte li ha ritenuti colpevoli di broglio in gare pubbliche e abuso dei poteri di pubblici ufficiali. Nessuno dei due era presente alla lettura del verdetto, che è immediatamente valido ed efficace. La condanna, che sarà scontata in una struttura di minima sicurezza, include anche l’interdizione negli uffici pubblici per cinque anni e una sanzione pecuniaria di 30.000 euro, che, se non viene pagata, provocherà un aumento di pena di un altro anno. Con questo giudizio è stata confermata la pena emessa lo scorso anno dalla Corte penale specializzata a Pezinok, scontando tuttavia un anno a Janušek.

Nel 2007 il ministero delle Costruzioni annunciò una gara pubblica dandone soltanto notizia su una bacheca situata in un corridoio chiuso nell’edificio del ministero, impedendone la visione ad altri potenziali offerenti. L’unico a fare una offerta e a vincere la gara – meglio conosciuta da allora come “nástenkový tender“, la gara dell’albo, o appalto della bacheca – fu un consorzio di ditte chiamate Avocat e Zamedia, entrambe affiliate all’allora leader del Partito Nazionale slovacco Ján Slota, che realizzarono in questo modo un profitto di 3 milioni e mezzo di euro. Il valore dell’appalto, per garantire la fornitura di servizi legali e pubblicitari cofinanziati da fondi dell’UE, era di 120 milioni di euro. Il danno causato allo Stato da questa operazione è stato valutato 12,7 milioni di euro, che secondo la corte sono finiti nelle tasche delle due società private. Anche se in seguito alla divulgazione della notizia attraverso i media il contratto della gara falsata fu annullato dallo Stato, la Commissione europea rifiutò di cofinanziare l’operazione truffaldina. Qui una infografica di Sme con la cronostoria dei fatti.

Marian Janušek, 58 anni, è stato ministro dal 4 luglio 2006 fino al 15 aprile 2009, quando fu costretto a dimettersi. Alle elezioni comunali che si sono tenute sabato scorso si era candidato, senza successo, a sindaco di Žilina, città nella quale era stato vice sindaco prima della nomina ministeriale. Igor Štefanov, 55 anni, ha preso posto sulla poltrona di ministro il 15 aprile 2009, e vi è rimasto fino all’11 marzo 2010. Anche lui, che al tempo della fatidica gara d’appalto era un alto dirigente del ministero, si dovette dimettere. Entrambi sono di Žilina, l’area che a lungo è stata regno incontrastato di Ján Slota, fondatore e poi padre-padrone del Partito nazionale slovacco (SNS), fino all’espulsione del 2013.

Secondo i resoconti giornalistici, la lettura del verdetto e il discorso di chiusura del presidente del senato della Corte Suprema, Juraj Kliment, sono durati oltre un’ora. Il giudice, con le sue parole, ha sottolineato in modo particolare il fatto che lo scandalo ebbe una eco enorme e provocò un forte turbamento nella società, che durò a lungo. Per cui, ha spiegato, si è scelto di dare una pena esemplare «per scoraggiare» eventuali emulatori dal fare lo stesso in futuro. Janušek ha ricevuto una pena più alta perché ministro al momento dei fatti, anche se le sue responsabilità sono state giudicate minori di quelle di Štefanov, che secondo i giudici fu il vero ideatore e organizzatore del raggiro nel ruolo di responsabile dell’agenzia di supporto e sviluppo del ministero che organizzava la gara d’appalto. La Corte Suprema ha inoltre ordinato l’imputazione per Zdenka Kudláčová, uno dei tre funzionari prosciolti lo scorso anno.

Come ricorda il quotidiano Sme, nel 2009 il governo guidato da Robert Fico rifiutò la proposta dell’opposizione di richiamare Igor Štefanov dal suo incarico di ministro, sostenendo che le ragioni erano false, intenzionali e fuorvianti.

(La Redazione)

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