Passaporti, quello italiano è il quarto più potente, lo slovacco è undicesimo

Tutti i passaporti sono uguali, ma alcuni passaporti sono più uguali degli altri. L’Henley passport index calcola quali sono i passaporti che hanno bisogno di meno visti. L’indice si basa su dati forniti dalla Iata, l’organizzazione internazionale delle compagnie aeree, e analizza i passaporti di 199 paesi incrociandoli con 227 destinazioni.

Al primo posto c’è il Giappone: chi ha questo passaporto può viaggiare liberamente in 190 paesi. Seguono Singapore (189) e Corea del Sud, Francia, Germania (188). L’Italia (187 paesi) è al quarto posto con Danimarca, Finlandia, Spagna e Svezia.

Il passaporto slovacco, all’11° posto nel ranking mondiale, permette di viaggiare verso 179 destinazioni senza necessità di visto. Per confronto, il passaporto ceco è all’8° (182 paesi), l’ungherese al 10° (180) e il polacco al 13° (175).

In fondo alla lista ci sono il Pakistan (33), la Siria con la Somalia (32) e, ultimi, Afghanistan e Iraq, i cui passaporti consentono di attraversare liberamente solo trenta frontiere, e che quindi hanno bisogno del visto per entrare in 196 paesi.

La possibilità di spostarsi liberamente riguarda chi viaggia perché sta scappando da una guerra, chi vuole andare in un altro paese per cercare un lavoro e migliorare le proprie condizioni di vita, chi viaggia per turismo. Ma anche chi si sposta per ragioni professionali.

A ottobre l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha criticato il governo britannico che ha deciso di applicare in modo più restrittivo le leggi sull’immigrazione e sui visti. Nelle ultime settimane decine di scienziati e ricercatori asiatici e africani che dovevano partecipare a conferenze internazionali nel Regno Unito non hanno potuto farlo perché gli è stato negato il visto temporaneo. Con un danno tra l’altro anche per il Regno Unito, che in qualche modo si priva del loro contributo e degli scambi tra scienziati, fondamentali per la ricerca.

Intervistata dalla Reuters, la ricercatrice britannica Beth Thompson ha detto che «se vogliamo continuare a far progredire la scienza e a fare scoperte che miglioreranno la vita di tutti noi, dobbiamo favorire, e non ostacolare, gli spostamenti degli scienziati e la collaborazione attraverso le frontiere».

(Giovanni De Mauro, Internazionale cc by nc sa)

Foto Christian Lambiotte
ec.europa.eu

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