Ventisei anni fa moriva Alexander Dubček, un fatto ancora avvolto dal mistero

Il politico slovacco Alexander Dubček, che fu per un breve periodo presidente del Partito Comunista Cecoslovacco, è stato ricordato in Slovacchia nel 26esimo della sua morte, avvenuta il 7 novembre 1992 mentre era presidente del Parlamento federale cecoslovacco, a causa delle ferite riportate in un incidente d’auto sull’autostrada mentre viaggiava tra Praga e Bratislava.

La morte di Dubček, che allora aveva 70 anni, è tutt’ora secondo la famiglia avvolta nel mistero. I figli non si sono accontentati della verità ufficiale, che parlava di un incidente, e chiesero ulteriori accertamenti. Ma l’esame della vettura, una BMW che la casa automobilistica si era detta disponibile a valutare insieme all’Università Tecnica Ceca di Praga, non fu consentito. Secondo gli investigatori l’auto andava a 110 all’ora in un tratto di autostrada che avrebbe permesso velocità ben più sostenute, e i figli affermano di non aver mai potuto vedere le carte dell’inchiesta. Il figlio Pavol disse più volte di telefonate anonime e silenziose ricevute nel corso degli anni e di diversi inviti a non proseguire con la richiesta di ulteriori inchieste per la morte del padre.

Nato il 7 novembre 1921 nel villaggio di Uhrovec, curiosamente nella stessa casa dove due secoli prima era nato un’altro eroe slovacco, Ľudovít Štúr, Dubček fu riformatore del Partito Comunista quando il 5 gennaio 1968 fu eletto segretario generale. Nei mesi seguenti egli cominciò a fare concessioni e liberalizzare moderatamente la società cecoslovacca, cosa che i leader comunisti di Mosca non potevano tollerare, temendo il cedimento del Patto di Varsavia.

Il famoso “socialismo dal volto umano” di Dubček, che intendeva attenuare gli aspetti totalitari del partito, fece nascere una stagione di aperture e speranza chiamata “Primavera di Praga”, oggi conosciuta anche come “Primavera cecoslovacca”, che ebbe gran sostegno da parte della popolazione. Nonostante le molte rassicurazioni a Mosca sul fatto che la Cecoslovacchia non avrebbe lasciato il Patto di Varsavia, Brežnev decise di inviare truppe sovietiche, cui si aggiunsero gli eserciti di altri membri del Patto di Varsavia per invadere la Cecoslovacchia nella notte tra il 20 e 21 agosto 1968. Dubček fu arrestato e tradotto a Mosca con il suo governo.

Quest’anno, in occasione dei 25 anni dalla Primavera, sono usciti diversi volumi sull’argomento, e sulla figura di Alexander Dubček. Tra questi ne ricordiamo due di cui abbiamo trattato anche su Buongiorno Slovacchia: la veloce biografia “Alexander Dubček – Socialismo dal volto umano” di Francesco Bonicelli e il recente fotolibro “Dubček. Il socialismo della speranza. Immagini della Primavera cecoslovacca“ scritto da Francesco Leoncini.

(La Redazione)

Foto Jaroslav Kučera CC0
Havel e Dubček al teatro Laterna Magika a Praga, 24/11/1989

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