Italia: la green economy contro la disoccupazione

Basterebbero investimenti pubblici pari a 8 miliardi di euro/anno, ma lo Stato italiano spende il doppio in sussidi ambientalmente dannosi.

Investire in green economy conviene, e non solo all’ambiente: garantire al settore tra 7 e 8 miliardi di investimenti pubblici annui per i prossimi cinque anni attiverebbe 21,4 miliardi di investimenti privati annui, generando un valore di produzione di 74 miliardi e in media 440 mila nuovi posti di lavoro verdi ogni anno che – tenendo conto dell’indotto – arriverebbero a oltre 660 mila. Sono questi i dati contenuti nella Relazione sullo stato della green economy del 2018, presentata il 6 novembre a Rimini nell’ambito di Ecomondo, la fiera sulla green e circular economy.

Iniziano così all’insegna della concretezza gli Stati generali della green economy, organizzati da 66 organizzazioni di imprese in collaborazione con il ministero dell’Ambiente e il supporto tecnico della Fondazione per lo sviluppo sostenibile presieduta dall’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi. Sul piatto c’è un programma quinquennale d’investimenti verdi, che potrebbe assicurare un significativo passo in avanti nella transizione dell’Italia verso la green economy, rinvigorendo al contempo la ripresa economica e creando nuova occupazione, che al termine dei 5 anni potrebbe raggiungere i +2,2 milioni posti di lavoro (+3,3 con l’indotto). Il che significherebbe più che raddoppiare quanto fatto finora, visto che gli ultimi dati messi in fila da Fondazione Symbola e Unioncamere nel rapporto GreenItaly 2018 mostrano come ad oggi i posti di lavoro verdi siano stimabili in circa 3 milioni di unità.

«I vantaggi economici di questi investimenti green sono molteplici – spiega Ronchi – il primo riguarda i costi evitati dell’inquinamento e di altri impatti ambientali; il secondo la capacità di queste scelte green di attivare, con investimenti pubblici, effetti moltiplicatori anche di quelli privati; il terzo vantaggio sta nella capacità di utilizzare e promuovere innovazione, diffusione di buone pratiche e buone tecniche». Il tutto articolato su 10 campi d’intervento su cui indirizzare gli investimenti, pubblici e privati: il pacchetto di misure proposto oggi prevede infatti un raddoppio delle fonti rinnovabili; azioni di riqualificazione profonda degli edifici privati e pubblici, il conseguimento dei nuovi target europei di riciclo dei rifiuti; la realizzazione di un grande Programma di rigenerazione urbana; il raddoppio degli investimenti nell’eco-innovazione, misure per la mobilità urbana sostenibile e per l’agricoltura ecologica e di qualità; la riqualificazione del sistema idrico nazionale; il rafforzamento della prevenzione del rischio idrogeologico fino al completamento delle bonifiche dei siti contaminati.

Tutti interventi che potrebbero garantire nuovi posti di lavoro, con un impatto occupazionale che è stato dettagliato per ciascuna misura di green economy individuata. Secondo la relazione, i settori a più alto coefficiente occupazionale – considerato sui 5 anni – sono le fonti rinnovabili con il 32% del totale dei nuovi occupati (circa +702mila posti di lavoro diretti e indiretti), seguiti dall’agricoltura biologica e di qualità con il 18% (circa 393mila posti di lavoro, in questo caso solo diretti), dalla rigenerazione urbana con il 12% (+255mila), dall’efficientamento degli edifici con +9% (+197mila); dalla riqualificazione del sistema idrico con il 8% (+178mila), dalla bonifica dei siti contaminati con il 5% (+117mila). Completano il quadro il settore rifiuti, incentrato sul passaggio dall’economia lineare a quella circolare con il 5% dei nuovi posti di lavoro, la mobilità sostenibile e l’eco-innovazione entrambe con il 2% e infine la prevenzione del rischio idrogeologico con lo 0,7%.

Numeri importanti, che ad oggi rimangono però solo su carta: per tramutarli da possibilità in realtà occorrono appunto 7-8 miliardi di euro l’anno in termini di investimenti pubblici, e sta alla volontà politica trovarli (o meno). «L’Italia non è all’anno zero in green economy – ha dichiarato al proposito il ministro dell’Ambiente Sergio Costa – Investire nell’economia verde significa fare economia circolare, e l’economia circolare deve sostituire l’economia lineare perché le risorse non sono illimitate. Nella Finanziaria abbiamo inserito misure per facilitare questo processo», ma in realtà il ddl sulla legge di Bilancio appena presentato alla Camera dei deputati non sembra proprio porre l’economia verde tra le priorità di governo. Per reperire le risorse necessarie agli investimenti in green economy sarebbe bastato ad esempio cancellare i sussidi ambientalmente dannosigarantiti ogni anno dallo Stato, pari a 16,2 miliardi di euro secondo l’indagine elaborata proprio dal ministero dell’Ambiente l’anno scorso. Tutto questo però nella Finanziaria non c’è. In compenso, come denunciano da Legambiente, dal Governo del cambiamento stanno arrivando due nuovi condoni edilizi.

(Luca Aterini, greenreport.it)

Illustr. annca CC0

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