Veto di Kiska sui buoni vacanza: “la legge discrimina i lavoratori”

L’emendamento alla legge sulla promozione del settore turistico, che introduce voucher per le vacanze in Slovacchia dei lavoratori dipendenti, ha ricevuto il veto del presidente Andrej Kiska. Il capo dello Stato ammette che governo e parlamento hanno «il potere di sostenere il turismo domestico attraverso gli strumenti che ritengono opportuni o necessari», ma la legge a suo parere discrimina i lavoratori creando situazioni di disuguaglianza.

La legge stabilisce che i datori di lavoro consegnino ai propri dipendenti che scelgono di trascorrere le loro vacanze in Slovacchia dei buoni spesa, il 55% dei quali sarà a carico dell’azienda. I voucher potranno avere un valore massimo di 500 euro e saranno esenti da imposta sul reddito e contribuzioni, sia per i dipendenti che per i datori di lavoro.

Nella prima fase della loro introduzione, i buoni vacanza saranno obbligatori solo per le aziende che impiegano più di 49 persone, e possono beneficiarne soltanto coloro che avranno una anzianità di almeno due anni nella stessa azienda.

Secondo il presidente Kiska, la legge garantisce in questo modo il beneficio a una categoria specifica di dipendenti, mentre gli altri ne sono esclusi, o possono goderne solo nel caso la propria azienda aderisca al programma con iniziativa volontaria. La disuguaglianza tra diverse tipologie di lavoratori in relazione alla stessa legge «non corrisponde ad alcuna reale necessità o legittimo obiettivo di politica sociale dello Stato», ha commentato Kiska come ragione per il suo veto alla legge.

Il provvedimento, approvato pochi giorni fa dal Parlamento e voluto fortemente dal Partito nazionale slovacco (SNS) assieme alla riduzione al 10% dell’IVA sui servizi di alloggio, ha lo scopo, secondo i promotori, di incentivare lo sviluppo nelle micro-regioni aumentando l’occupazione nel settore turistico. Ora il disegno di legge ritorna in Parlamento, dove tuttavia basterà una nuova approvazione a maggioranza semplice per annullare il veto presidenziale.

La mossa di Kiska ha provocato la contrarietà di Andrej Danko, leader di SNS, che a caldo ha spiegato che i dubbi del presidente sono del tutto ingiustificati. La prima fase del piano, in cui l’obbligo riguarderà solo le imprese con 50 e più dipendenti, è solo un progetto pilota che, se dimostrerà il suo valore, potrà venire ampliato anche a tutte le altre imprese. La legge ha però un certo costo, anche burocratico, e il compromesso raggiunto con i rappresentanti dei sindacati e dei datori di lavoro fa sì che si applicherà da subito a circa 1,5 milioni di persone, ha affermato Danko, inclusi i dipendenti dell’amministrazione statale.

(La Redazione)

Foto Caroline Hoos/
Freeimages.com CC0

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