Lajčák sulla Brexit: evitare a tutti i costi il no-deal. A rischio 7500 lavori

Michel Barnier, il negoziatore capo europea nella discussione per la Brexit tra l’UE e il Regno Unito, è stato in visita a Bratislava martedì, incontrando il ministro degli Affari esteri ed Europei Miroslav Lajčák e il primo ministro Peter Pellegrini. Le trattative per l’uscita di Londra dall’Unione europea sono ancora a un punto morto, nonostante la discussione sia iniziata oltre due anni fa dopo il referendum del giugno 2016 che ha decretato il sì alla Brexit di una ristretta maggioranza di britannici.

Oggi il punto più caldo dei negoziati è quello della frontiera irlandese – tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord, che è parte del Regno Unito. La UE vorrebbe che la frontiera mantenesse facilitazioni nel movimento di merci e persone, che oggi passano liberamente da una parte all’altra, metre Londra rifiuta di concedere uno status speciale a questa specifica linea di confine, l’unica demarcazione territoriale sull’asciutto dell’intero regno, per il resto circondato dal mare, anche se gradirebbe mantenere un corridoio preferenziale per i commerci con l’UE.

Barnier e il ministro slovacco concordano che le future procedure doganali tra gli stati membri dell’UE e l’UK rimangono le questioni più spinose della Brexit, che bloccano i colloqui da un necessario avanzamento verso la fase più formale delle procedure di approvazione dell’accordo di uscita nei parlamenti europeo e britannico.

Lajčák ha sottolineato la necessità di fare ogni sforzo possibile per arrivare ad un accordo, «ed evitare l’addio del Regno Unito senza una intesa». Il ministro considera questo un dovere «nei confronti delle persone e delle imprese». I due funzionari hanno tuttavia anche elogiato il raggiungimento di diversi risultati fino ad ora, come i progressi compiuti nei negoziati su indicazioni geografiche di origine, protezione dei dati personali o cooperazione in materia di sicurezza e trasporti.

Gli effetti della Brexit per la Slovacchia
La Brexit porterà un impatto significativo in Slovacchia, in particolare sul settore automobilistico. Se si arriva a un “no deal”, cioè se non si riesce a stringere una intesa tra governo britannico e UE, saranno inizialmente a rischio 7500 posti di lavoro. Il costo della Brexit rappresenterà, secondo quanto ipotizzato dalla società Coface Slovakia, il 6% del PIL nominale del paese. Considerando che il grande impianto Jaguar Land Rover ha appena iniziato la produzione in Slovacchia il mese scorso, si può immaginare che le conseguenze di una Brexit “dura” potrebbero essere ancora peggiori quando la fabbrica funzionerà a pieno ritmo.

(La Redazione)

Foto Land Rover MENA cc by

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