In Bulgaria, dove il passaporto è in vendita

Scoppia a Sofia lo scandalo dei passaporti bulgari ottenuti in cambio di tangenti. Al centro dell’indagine il direttore e i funzionari dell’Agenzia nazionale per i bulgari all’estero. Di Francesco Martino Sofia.

Migliaia di passaporti bulgari ottenuti grazie a mazzette da migliaia di euro, chieste e ricevute dai funzionari dell’Agenzia nazionale per i bulgari all’estero (DABCh). Questo lo scenario portato alla luce la settimana scorsa dalla magistratura bulgara, con un’indagine che ha portato a decine di fermi e all’imputazione di quattro persone, tra cui il direttore dell’agenzia Petar Haralampiev.

Dall’ingresso di Sofia nell’Unione europea nel 2007, il passaporto bulgaro è diventato un oggetto del desiderio, vista la possibilità che garantisce di poter viaggiare e lavorare all’interno dell’Ue, ma anche in molti paesi extra-europei. Attualmente, il documento permette di entrare in ben 169 nazioni a livello planetario senza bisogno di chiedere alcun visto.

Ufficialmente, la politica “generosa” delle autorità bulgare in fatto di passaporti è diretta soprattutto alle numerose comunità etniche bulgare che storicamente popolano paesi come Ucraina, Moldavia e Serbia. Un caso particolare è rappresentato dalla Macedonia, la cui popolazione viene storicamente considerata “bulgara” da Sofia.

Per garantire ai bulgari etnici la possibilità di diventare cittadini, con tutti i vantaggi del caso, la Bulgaria prevede quindi una strada privilegiata per chi possa dimostrare, carte alla mano, di avere “radici bulgare”. Una strategia studiata anche con l’obiettivo di rimpolpare le fila di una popolazione che, negli ultimi anni, ha registrato tassi di decrescita record, passando dai quasi nove milioni del 1989 agli attuali sette.

Secondo le ultime statistiche, nell’anno che va dal giugno 2017 al giugno 2108 quasi 18mila cittadini di Macedonia, Moldova, Ucraina, Serbia ed Albania hanno chiesto il passaporto bulgaro dopo aver dichiarato di avere radici etniche bulgare. Secondo il ministero della Giustizia di Sofia, circa 10mila di queste domande sono state approvate. Se andiamo indietro di un decennio, il numero dei “nuovi bulgari” che hanno ottenuto la cittadinanza grazie alle proprie origini, vere o presunte, tocca le 115mila unità.

Una fabbrica di passaporti

Proprio la “scorciatoia etnica”, è diventata il motore di scandali e corruzione nella DABCh. L’Agenzia per i bulgari all’estero, infatti, è responsabile di vidimare il certificato di “origine bulgara”, documento chiave per poter presentare la domanda di cittadinanza al ministero della Giustizia, che la approva in ultima istanza.

Secondo i procuratori assegnati al caso, la DABCh era diventata una vera e propria “fabbrica di passaporti”. Migliaia di cittadini macedoni, ucraini, serbi e moldavi, anche se privi di qualsiasi legame etnico con la Bulgaria, hanno potuto ottenere l’agognato documento pagando mazzette che vanno dai cinquemila agli ottomila euro. […]

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Foto lukemontague cc by nc sa

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