In Croazia soprusi sui migranti e criminalizzazione della solidarietà

Con 700 casi di denuncia di violenze e furti avvenuti alla frontiera, contro i migranti, la Croazia detiene il triste primato tra i paesi dell’area. Nel frattempo aumentano le intimidazioni contro i solidali e piovono le prime condanne. Di Francesca Rolandi per Osservatorio Balcani e Caucaso/Transeuropa.

“A fine agosto 2015 quando è iniziata l’ondata di profughi sul nostro territorio, con un gruppo di amici siamo andati ogni giorno a dare una mano a Bapska, a Tovarnik, più tardi a Opatovac. È stata la solidarietà a muovermi. Qui in Croazia in molti sono stati profughi non tanto tempo fa e ancora si ricordavano cosa significa essere scacciati dalle proprie case. All’epoca le frontiere erano aperte e i profughi venivano visti ancora come esseri umani. Lavoravamo insieme, volontari da tutto il mondo, la polizia, gli abitanti del luogo che raccoglievano cibo e generi di prima necessità. Era bello vedere come le persone fossero riuscite a organizzarsi autonomamente e molto in fretta” ricorda Dragan Umičević.

Dragan, un ex veterano in pensione di Osijek, ha continuato, come volontario, a prestare assistenza ai profughi sia in Croazia che in Serbia e in Grecia. Quando la rotta balcanica era già chiusa, in collaborazione con l’ong Are you syrious? (AYS), ha assistito alcuni profughi recandosi personalmente alla frontiera con la Serbia, per essere sicuro che fosse permesso loro di presentare domanda d’asilo in Croazia. Da ormai diverso tempo, infatti, numerose testimonianze delle ong sul campo concordano sul fatto che la polizia croata effettui, con un corollario di violenze, respingimenti illegali di profughi, negando loro il diritto di asilo.

“Inconsapevole negligenza”

La notte del 21 marzo 2018, essendo il volontario più vicino, si è recato a Strošinci su indicazione di AYS, che era in contatto con un gruppo di profughi appena entrati in territorio croato. Tra loro c’erano i familiari di Madina Hussiny, la piccola afgana investita da un treno dopo che il suo gruppo, in occasione di un precedente tentativo di attraversare il confine, era stato illegalmente respinto in Serbia dalla polizia croata.

“In un gruppo di 14 persone c’erano 11 minori, tra cui alcuni bambini molto piccoli. C’era una tempesta, erano congelati, bagnati, sfiniti. Alla frontiera ho contattato i poliziotti, spiegando la situazione, e ho agito in collaborazione con loro. Non sarebbe stato possibile fare altrimenti” continua Umičević, che avrebbe poi indicato, lampeggiando con i fari della sua auto, la via ai profughi. “Quando i profughi sono arrivati la polizia mi ha detto che sarei potuto andare a casa ma io ho preferito accompagnarli alla stazione di polizia per assicurarmi che la loro domanda d’asilo fosse presentata. Dopo un colloquio informativo, durante il quale nessuna accusa nei miei confronti è stata avanzata, me ne sono andato”.

A distanza di due settimane, però, Umičević è venuto a sapere di essersi guadagnato l’ingrato ruolo di primo attivista oggetto di un procedimento giudiziario per un reato di solidarietà in Croazia. Ad essere messi in dubbio sono stati sia il fatto che la polizia lo avesse autorizzato a lampeggiare al gruppo di profughi, sia la sua consapevolezza, al momento, dell’esatta posizione dei profughi rispetto alla frontiera croata.

La sentenza di primo grado lo ha riconosciuto colpevole di “inconsapevole negligenza” – perché, nonostante gli fosse stata comunicata la geolocalizzazione del gruppo di profughi, già in Croazia, aveva agito senza essere in grado di verificarla – e condannato al pagamento di una multa di 60.000 kune (oltre 8000 euro). L’accusa richiedeva però una multa di 320.000 kune, due mesi di carcere per il volontario e il bando dall’attività dell’associazione AYS.

“Lo scopo della sentenza è scoraggiare i volontari, ci penseranno due volte prima di impegnarsi, soprattutto se la condanna verrà confermata, e allora la polizia avrà le mani libere. Questo si può trasferire negli altri segmenti della vita di tutti i giorni” conclude Umičević, che ora è in attesa del processo di appello. Nel frattempo ha ricevuto la solidarietà delle persone che gli stanno intorno, della società civile, e di alcuni media. “Che io sappia nessun politico ha espresso solidarietà. Non ne avrebbe ricavato nulla”. Effettivamente la scena politica croata è stata silente non solo di fronte al suo caso, ma in generale, di fronte alle violazioni sistematiche dei diritti dei profughi. [… Continua]

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Foto Caritas Croatia @flickr

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1 Commento

  1. Nelcaso dell’immigrazione clandestina, “solidarieta’ ” significa “favoreggiamento”. Piccola precisazione.

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