Contrasti nella maggioranza sul Global Compact for Migration dell’ONU

Il Partito nazionale slovacco (SNS) ha pronunciato preoccupazione rispetto alla posizione espressa sul Global Compact for Migration dell’ONU dal ministro degli Affari esteri ed Europei Miroslav Lajčák (Smer-SD) la scorsa settimana. Lajčák aveva dichiarato venerdì che il Global Compact sulle Migrazioni delle Nazioni Unite è un documento che afferma chiaramente che è diritto sovrano di ogni Stato di formulare una propria politica migratoria. Il ministro ha tuttavia anche manifestato la speranza che la Slovacchia rimanga a questo riguardo un paese ragionevole e responsabile.

Il documento in questione, uno scritto di 34 pagine stilato dall’ONU con l’intenzione di aiutare a organizzare meglio i flussi migratori e rafforzare i diritti dei migranti, sottolinea l’inviolabilità della sovranità dei singoli paesi e il loro diritto a formare una propria politica migratoria. Ma alcuni paesi, tra i quali spiccano Austria, Australia, Ungheria e Stati Uniti, hanno delle riserve e hanno già fatto sapere che non saranno presenti al momento della firma dell’atto. Anche altri paesi della regione centroeuropea, Polonia e Repubblica Ceca intesta, stanno pensando se fare lo stesso.

Il vicepresidente di SNS Jaroslav Paška ha affermato di considerare quella del ministro una opinione puramente personale, che non si dovrebbe considerare come la posizione ufficiale del paese. Il documento ONU, la cui bozza finale è stata resa nota in luglio, secondo Paška è «sbilanciato e contraddittorio». Introduce «nuovi meccanismi, strumenti e impegni politici che violano l’integrità degli Stati sovrani e minano seriamente la loro sovranità in termini di regolamentazione e attuazione della propria politica migratoria». Questo documento dovrà essere oggetto di discussioni e negoziati all’interno del Parlamento e del Consiglio della coalizione, ha detto Paška, sottolineando che solo dopo questi passaggi si potrà ufficializzare la posizione del Paese al riguardo.

L’ex presidente dell’Assemblea generale ONU ha risposto ai dubbi degli alleati di governo spiegando che in realtà il Global Compact è soltanto un documento politico, e non costringerà nessun paese a fare nulla. Piuttosto, intende aiutare i singoli paesi ad eliminare gli elementi negativi delle migrazioni, dando sostegno a quelli positivi. Si può ovviamente discutere del documento, ha rimarcato Lajčák con una punta di pepe, ma «dovremmo discuterne il contenuto e il significato, non quello che non c’è scritto». Il ministro esclude che firmando l’atto ci si impegni ad esempio all’accoglienza di un certo numero di migranti. Il documento, ha detto ancora, non si occupa di diritti umani né delle differenze tra migrazione legale e illegale. Il capo della diplomazia slovacca ha fatto cenno ai cittadini slovacchi che vivono all’estero: anche loro sono migranti, ha detto, e «non credo che vorremmo vederli attaccati e privati dei loro diritti civili, sociali ed economici solo a causa del loro luogo di nascita».

Dopo che anche il partito di opposizione Sme Rodina (Siamo una famiglia) di Boris Kollar ha fatto dichiarazioni contrarie al Global Compact e in linea con le critiche di SNS, chiedendo un intervento risolutore del primo ministro Peter Pellegrini (Smer-SD), quest’ultimo ha dato oggi assicurazioni sul fatto che il suo governo non cambierà la posizione sulle migrazioni e non farà nulla che possa in qualche modo minare la sicurezza e la sovranità del paese. «Il governo continua a respingere le quote [per la] redistribuzione obbligatoria dei migranti», ha affermato Pellegrini, che si dice rattristato per quello che ha definito lo sfruttamento «della paura delle migrazioni da parte di alcuni partiti di opposizione», una speculazione elettorale in vista delle elezioni municipali di questo sabato.

(La Redazione)

Foto Maxpixel CC0

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