Celebrati a Martin i 100 anni dell’autodeterminazione slovacca e della nascita della Cecoslovacchia

Ieri, 30 ottobre, la città di Martin era il centro di attenzione a livello nazionale per le celebrazioni del Centenario della firma della Dichiarazione della nazione slovacca, un documento del 1918 in cui gli slovacchi hanno reclamato il loro diritto all’autodeterminazione e si sono uniti alla Cecoslovacchia, nata appena due giorni prima a Praga. I più alti funzionari della Slovacchia e della Repubblica Ceca si sono riuniti a Martin per celebrare la ricorrenza di fronte allo storico edificio dell’ex Tatra Banka in cui la storica decisione fu presa esattamente cento anni prima.

Nel suo intervento il presidente Andrej Kiska ha ricordato che centinaia di personalità hanno contribuito alla fondazione della Cecoslovacchia e a loro «vorremmo esprimere la nostra riconoscenza e gratitudine per il loro coraggio e determinazione». Essi vissero, ha sottolineato il capo dello Stato, «momenti difficili: hanno affrontato persecuzioni e prigionia, ma hanno combattuto per i diritti di noi slovacchi», cerchiamo dunque «di mostrare il nostro rispetto per i padri fondatori della Dichiarazione di Martin», città che al tempo era chiamata Turčiansky Svätý Martin. Ricapitolando le varie fasi della storia cecoslovacca e dei legami tra slovacchi e cechi dopo il 1918, il presidente slovacco ha messo particolare enfasi nel notare come dopo la scissione del 1993 i due paesi mantengono legami stretti e sono membri di primo piano dell’Unione europea.

Il presidente ceco Miloš Zeman, anch’egli alla cerimonia, ha detto che la formazione della Cecoslovacchia nel 1918 ha permesso a cechi e slovacchi di salvaguardare le loro nazionalità, le loro lingue e la libertà di svilupparsi. Egli ha richiamato il fatto che entrambe le nazioni erano minacciate dall’assimilazione culturale – anche se da parti diverse: i cechi subivano un tentativo di germanizzazione e gli slovacchi erano sottoposti all’annichilamento sotto la cultura magiara (ungherese). Oggi, ha riconosciuto il presidente ceco, «non ci sono nazioni nel mondo che sono più vicine di quanto siano cechi e slovacchi, e non soltanto per la lingua simile. Spero che resteremo insieme nell’Unione europea per molti anni a venire», ha detto Zeman.

Presenti all’anniversario, dopo le celebrazioni svoltesi lunedì a Praga, anche il presidente del Parlamento slovacco Andrej Danko, il primo ministro slovacco Peter Pellegrini e il primo ministro ceco Andrej Babiš.

Il premier Pellegrini ha sottolineato che è stato in questa città che gli slovacchi hanno «gettato le basi per godere di un loro stato indipendente e assumersi la responsabilità per il proprio futuro». Anch’egli ha citato i patrioti slovacchi che hanno compiuto quell’opera degni «del nostro rispetto e di una enorme gratitudine», «Senza il loro coraggio politico e la volontà di combattere noi oggi non saremmo qui a festeggiare». La Dichiarazione di Martin comporta una eredità significata per l’epoca contemporanea, secondo Pellegrini: «non importa che tipo di progetto politico o idea stiamo perseguendo, il progetto non può avere successo senza il sostegno della gente. Il mondo sta cambiando, e nuove sfide sono davanti a noi. Non potremmo mai progredire senza restare uniti insieme per lo stato e la nazione», ha detto il premier.

Andrej Babiš ha replicato che senza l’unoine tra le due nazioni nessuna delle due avrebbe raggiunto l’autodeterminazione da sola dopo la prima guerra mondiale. «Ma insieme ce l’abbiamo fatta. Io considero il passato comune, durato per ben 75 anni, come un impegno nei confronti del popolo della Repubblica Ceca e della Repubblica Slovacca. Non ci sono legami migliori in Europa o altrove nel mondo di quelli tra Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca. Possano sempre rimanere così», ha aggiunto il premier ceco.

Cento anni fa la risoluzione di Martin
Il 27 ottobre 1918 il ministro degli esteri austro-ungarico Gyula Andrássy con una nota infornò il presidente americano Woodrow Wilson delle condizioni per la stipulazione della pace, e si dichiarò disposto a negoziare un cessate il fuoco. Il 29 ottobre 1918, negli edifici dell’allora Banca Tatra, iniziarono a riunirsi più di duecento attivisti patriottici e politici provenienti da tutta la Slovacchia. A causa dell’embargo informativo, non essi erano a conoscenza di quanto era avvenuto il 28 ottobre a Praga, quando il Comitato nazionale pubblicò l’annuncio della nascita dello Stato ceco-slovacco indipendente e lo ratificò con una legge. Le autorità del Regno d’Ungheria, nel tentativo di non perdere il controllo della situazione, mobilitarono il 15º reggimento di fanteria, spostandolo da Levice a Martin.

I patrioti di Martin stilarono un documento sulla base di una proposta di Samuel Zoch, e venne fondato il Consiglio nazionale slovacco, di venti membri e un comitato esecutivo di dodici membri, la maggior parte dei quali non era membro del Consiglio. L’Assemblea approvò il 30 ottobre la “Dichiarazione del popolo slovacco“, modificata su suggerimento di Milan Hodža per corrispondere all’impegno unito dei cechi e degli slovacchi all’estero, che fu approvata come atto costitutivo di uno Stato indipendente della nazione slovacca, con la quale gli slovacchi abolirono ufficialmente l’unione con il Regno d’Ungheria, a prescindere dagli eventi di Praga. L’unica autorità sovrana autorizzata ad agire in nome della nazione slovacca diventava il Consiglio nazionale slovacco. Invocando il diritto di autodeterminazione, gli slovacchi espressero la richiesta di creazione di uno stato comune con i cechi, chiedendo nel contempo la cessazione immediata della guerra.

(La Redazione)

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