L’arma usata per uccidere Ján Kuciak è arrivata dall’Ungheria

L’arma utilizzata per uccidere il giornalista investigativo Ján Kuciak e la fidanzata Martina è probabilmente stata fornita da un cittadino ungherese, secondo informazioni diffuse dal portale magiaro hvg.hu. Gli investigatori slovacchi avrebbero ristretto la loro attenzione per l’identificazione dell’arma, che ancora non è stata trovata, su due cittadini ungheresi, uno dei quali avrebbe fornito la pistola calibro 9 mm usata dagli assassini la sera del 21 febbraio.

A questo riguardo, la polizia ungherese ha fatto perquisizioni in diversi appartamenti a Budapest, Kecskemét e Zebegény. L’arma proverrebbe da un uomo di quest’ultima località, Zebegény, comune di 1.200 abitanti nella provincia di Pest, non lontano dal confine e dalla città slovacca di Štúrovo, almeno secondo quanto testimoniato da uno dei quattro sospetti che sono in stato di detenzione per l’omicidio. L’ungherese, identificato dalle autorità con le sole iniziali K.L., avrebbe consegnato di persona l’arma al killer Tomáš Szabó per 3.000 euro in contanti, dopo che i due si sono accordati sull’affare al telefono.

Gli investigatori hanno messo nel mirino anche un altro cittadino ungherese, K.I.R.  che vive a Kecskemét, che avrebbe comunicato al telefono con il killer poco prima del delitto. La polizia ungherese aveva interrogato a lungo entrambi i sospettati magiari, ma li aveva rilasciati per mancanza di prove. Solo durante le perquisizioni domiciliari hanno trovato telefoni cellulari, computer e dispositivi per il trasferimento dei dati che hanno confermato i legami tra i due uomini e l’omicidio.

Gli accusati già in galera
Quattro persone sono accusate dell’omicidio di Kuciak e Kušnírová: una donna e quattro uomini. Alena Zsuzsová avrebbe pagato gli esecutori, non si sa ancora per conto di chi. L’ex investigatore di polizia Tomas Szabó è ritenuto il killer, che aveva l’ordine di sparare a Ján Kuciak, presumibilmente per metterlo a tacere e porre fine alle sue inchieste scomode, ma nella casa di Veľká Mača ha trovato anche la fidanzata Martina Kušnírová, vittima imprevista, freddata con un colpo in testa. Miroslav Marček, cugino dell’omicida ed ex militare, era l’autista che l’ha accompagnato sulla scena del crimine e poi prelevato dopo il delitto per andare a incassare il compenso, 50 mila euro. Zoltán Andruskó è stato il mediatore, che ha consegnato i soldi ai due cugini avvolti in un fazzoletto. Per il suo coinvolgimento Zsuzsová gli ha abbonato un debito per 20.000 euro. Tutti e quattro sono ora in custodia in attesa del processo. I quattro avrebbero anche dovuto occuparsi di un altro omicidio, quello del sostituto Procuratore generale Peter Šufliarsky.

Il mandante
Sul mandante ci sono ancora molte ombre. Ma dalle indagini e dalle ricostruzioni giornalistiche esce in maniera prepotente la figura di Marian Kočner, “imprenditore” milionario non certo nuovo a truffe ed affari sporchi, fino a pochi mesi fa ben coperto da amici potenti (che oggi dicono di non conoscerlo) e sospettato fin dagli anni ’90 di essere in combutta con la criminalità organizzata. Kočner è stato denunciato da Kuciak per minacce qualche mese prima di essere ucciso, ma la polizia chiuse il fascicolo velocemente senza una vera indagine. Il giornalista aveva messo in luce qualcuno dei panni sporchi dell’affarista, in particolare riguardo a presunte frodi fiscali. Per questo, il suo nome era stato fra i primi sospettabili dopo l’omicidio. Inoltre, Kočner conosceva Alena Zsuzsová, con la quale sarebbe anche andato in vacanza, e sarebbe stato il padrino di suo figlio. Lei, che in passato ha fatto l’escort in Italia, avrebbe lavorato per lui con traduzioni e interpretariato dall’italiano. Secondo un documento della Procura penale specializzata, il nome di Kočner è stato fatto da uno dei quattro imputati, presumibilmente Zoltán Andruskó, il mediatore, che è l’unico a non aver presentato ricorso alla custodia preventiva.

Le minacce di Kočner a diversi giornalisti
Ma Kočner aveva l’abitudine di intimidire tutti coloro che gli ostruivano il passo, e i giornalisti non erano certo eccezioni, anzi. Dunque non solo Kuciak è stato tra le sue vittime di minacce e sorveglianza, come scrivevamo qui. Il 29 ottobre Reporters sans frontières (RSF) ha invitato le autorità slovacche a «intensificare la loro indagine sulle ripetute molestie di Marian Kočner nei confronti di giornalisti slovacchi e il suo possibile ruolo nell’omicidio di Ján Kuciak». Secondo quanto aveva detto alla Corte suprema il procuratore Ján Šanta, Kočner «Ha agito in modo estremamente sofisticato» nel caso di tentata frode contro TV Markiza per cui si trova ora agli arresti, con l’accusa di falsificazione di titoli di credito, nel caso specifico cambiali per decine di milioni di euro (69 milioni, per la precisione) in cui l’ex ministro dell’Economia ed ex direttore di Markiza Pavol Rusko era il debitore e il canale televisivo appariva come garante. Cambiali che, anziché nel 2000 come asserito da entrambi i coimputati, sarebbero state prodotte molto più tardi. L’organizzazione internazionale a tutela dei giornalisti sottolinea di conoscere la vicenda soltanto grazie alla registrazione della chiamata ricevuta da Kuciak, che l’aveva presentata come prova nella sua denuncia alla polizia. Ma la polizia, avverte RSF, non ha fatto nulla per proteggere il giornalista, e non ha aperto nessuna indagine.

Un vero principe del crimine
Kočner è inoltre accusato di evasione fiscale e assicurativa in relazione ai trasferimenti di appartamenti nel complesso Five Star Residence a Bratislava, e di frodi relative a hotel di sua proprietà in una nota località sciistica dei Bassi Tatra. Intanto la scorsa settimana si è scoperto che nel caso Technopol Servis, un altro processo per appropriazione indebita di cui Kočner è tra i protagonisti e di cui anche Kuciak aveva scritto, sono scomparse trecento pagine di documenti del fascicolo custodito presso la corte distrettuale Bratislava I. La presidente della corte ha inizialmente minimizzato la cosa, dicendo che si sta cercando di capire dove la documentazione sia potuta finire. Non è ancora chiaro cosa manca e quando è sparito, ma non si può non ricordare che nel processo il giudice era stato sostituito a causa di pregiudizi e parzialità ed è nato un problema di procedura giudiziaria su cui stava indagando il ministero della Giustizia. Ora il ministro Il ministro Gábor Gál, che ha ammesso che le pagine mancanti rappresentavano una parte cospicua e importante dell’indagine, ha presentato una denuncia penale contro sconosciuti per la parte mancante del dossier nel caso in cui ballano 20 milioni di euro per la proprietà contesa di una parte del centro multifunzionale Technopol nel quartiere Bratislav-Petrzalka.

(La Redazione)

Foto pixabay

 

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