Europarlamento: stop alla plastica usa e getta entro il 2021

La misura ora dovrà essere negoziata dal Consiglio europeo: la riduzione della plastica permetterà risparmi fino a 22 miliardi di euro.

Strasburgo ha detto stop. La fine della commercializzazione della plastica usa e getta è stata approvata il 24 ottobre 2018 dal Parlamento europeo con 571 voti favorevoli e ora sarà recapitata sugli scranni del Consiglio Ue per le negoziazioni del caso, con l’obiettivo di essere rifinita entro la fine del 2019 per poi diventare effettiva nel 2021.

Una decisione che era nell’aria e non coglie del tutto impreparati, imposta dalla sensibilità per l’ambiente e dalla necessità di invertire un andamento assai poco salutare per il nostro pianeta. In Europa ogni anno si producono 26 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, riciclabili in misura di circa un terzo. Sui litorali la plastica la fa da padrona e, per la maggioranza, i rifiuti lasciati sulle spiagge sono proprio prodotti usa e getta. Negli oceani finisce il 2-5% dei rifiuti di plastica e tracce di microplastiche sono state trovate nei pesci, nel sale che consumiamo abitualmente e nelle acque in bottiglia. Secondo uno studio recente ne sono state trovate tracce anche nell’essere umano, anche se la cautela in simili valutazioni è d’obbligo.

Questi fenomeni possono essere osteggiati con una cura dimagrante della produzione e il Parlamento Ue intende mettervi un freno partendo da quei prodotti di plastica che maggiormente ammorbano le spiagge: bicchieri, piatti, cannucce, posate, cotton-fioc e contenitori usa e getta in genere.

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I produttori dovranno quindi usare materie prime più sostenibili, come passo intermedio all’obiettivo che l’Europa si è posta entro il 2030, quando tutti gli imballaggi in plastica dovranno essere riciclabili o riutilizzabili.

Inoltre le aziende dovranno contribuire ai costi di raccolta dei rifiuti e a quelli che verranno sostenuti per sensibilizzare la popolazione al rispetto dell’ambiente.

Misure pensate per gravare meno sull’ambiente, con ricadute positive sul calo dei danni ambientali (stimato in 22 miliardi di euro entro il 2030) e risparmi diretti per i consumatori di circa 6 miliardi di euro annui.

Gli emendamenti presentati per salvaguardare le aziende del settore non sono stati approvati. In Italia si contano 25 grandi player che vendono anche all’estero e che potrebbero entrare in una crisi irreversibile, se non saranno in grado di convertire la produzione.

(Giuditta Mosca, Wired cc by nc nd)

Foto meineresteramp CC0

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