Ecco i siti dell’Unesco che potrebbero sparire causa innalzamento dei mari

Secondo uno studio, nel Mediterraneo numerosi siti Unesco sono minacciati dall’erosione e dall’innalzamento dei mari. Chi rischia di più guardando al prossimo futuro?

Il tema del cambiamento climatico e dell’innalzamento del livello dei mari è cruciale, per il futuro delle città costiere e anche dei beni culturali che ospitano. In alcuni casi, i beni rientrano anche nella celebre World Heritage List stilata dall’Unesco, che classifica i siti simbolo dell’evoluzione della civiltà umana. Secondo uno studio pubblicato su Nature grazie a una collaborazione tra diverse università europee (Kiel University, University of Southampton, Bournemouth University e University of Sussex), diversi siti patrimoni mondiali dell’Unesco presenti nelle aree costiere sono a rischio. A minacciarli i fenomeni connessi all’innalzamento del livello del mare, come le alluvioni e l’erosione delle coste; come scrivono i ricercatori, il rischio è tanto più alto nel Mediterraneo, che ospita un maggior numero di beni in quanto bacino dove hanno prosperato alcune delle più importanti civiltà della storia. I 49 siti costieri marittimi indagati rientrano nella cosiddetta Mediterranean Low Elevation Coastal Zone, vale a dire tutte quelle terre con un’elevazione fino a dieci metri rispetto al mare.

I risultati dello studio, che stima i rischi in base a quattro diversi scenari di innalzamento del mare, affermano che “la maggioranza dei siti patrimonio mondiale a rischio per entrambi i fenomeni nel 2100 sono già a rischio nelle attuali condizioni”.

Uno degli obiettivi, oltre a colmare gap conoscitivi sul tema, è fornire dati per spingere i decisori ad agire con strategie adatte ai singoli siti: in ballo c’è l’eredità storica e culturale ma anche il profitto, perché i beni attirano turisti da tutto il mondo e sono l’espressione massima del concetto di once in a lifetime. Almeno una volta in una vita, insomma, alcuni siti vanno visti.


Ecco una breve gallery dei siti in Italia indagati dallo studio.

(Wired, cc by nc nd)

Foto sotto al titolo:
Vernazza/pixabay CC0

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