L’ipocrisia delle multinazionali con l’Arabia Saudita

[Di Pierre Haski, Internazionale] – Tra le conseguenze improbabili dell’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi, ucciso da alcuni agenti segreti del suo paese, c’è la rapida diserzione del mondo degli affari e della finanza internazionale. Una reazione imprevista, perché è raro vedere gli amministratori delegati delle multinazionali trasformarsi in difensori dei diritti umani.

Eppure, uno dopo l’altro, i grandi imprenditori statunitensi e poi i manager dei grandi istituti finanziari, tra cui il presidente della Banca mondiale e la direttrice del Fondo monetario internazionale, hanno annunciato che non parteciperanno al “Davos del deserto”, il grande vertice economico previsto per il 23 ottobre in Arabia Saudita, a cui parteciperà il gotha della finanza mondiale.

Nel 2017, in occasione della prima edizione del vertice, tutti pendevano dalle labbra del principe ereditario Mohammed bin Salman, presentato come un grande modernizzatore che avrebbe fatto fare un “balzo in avanti” al regno wahabita.

Il giovane principe aveva presentato il suo progetto per la costruzione di una città utopica chiamata Neom, un investimento da 500 miliardi di dollari nelle tecnologie del futuro, un ambiente pulito e una società moderna. Un’esca irresistibile per gli imprenditori a caccia di contratti.

Un anno dopo, si parla solo della vicenda Khashoggi e dei suoi macabri dettagli, con il cadavere smembrato a colpi di sega dentro il consolato saudita e la musica a tutto volume per coprire il rumore sgradevole.

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Foto US Dept. of State CC0
Il segretario di Stato Usa Pompeo con il principe Mohammed bin Salman a Riad, 16/10/2018

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