Tassa sui rivenditori: secondo i critici aumenterà i prezzi alimentari e ridurrà i negozi

La tassa speciale sui rivenditori al dettaglio voluta dal Partito nazionale slovacco (SNS), che sarà discussa tra breve dal Parlamento, continua a ricevere critiche da diverse parti. Secondo il think tank Iness (Istuto di studi economici e sociali), l’imposta aumenterà i prezzi dei prodotti alimentari e ridurrà gli investimenti nei negozi. È poi anche probabile che le catene di vendita al dettaglio trasferiranno parte del prelievo sui propri dipendenti, tagliando i benefit o rallentando la crescita delle loro retribuzioni. Inoltre, il provvedimento andrà a caricare soprattutto le medie e piccole imprese di un’ulteriore peso burocratico per le dichiarazioni periodiche che dovranno compilare, e va a colpire quelli che sono dei fondamentali datori di lavoro nelle regioni meno sviluppate del paese.

Dalla speciale imposizione, prevista entrare in vigore da gennaio, il governo prevede una raccolta fiscale di 150 milioni di euro all’anno, il doppio dell’importo delle imposte sul reddito pagate dai rivenditori l’anno scorso. L’aliquota del 2,5% sul fatturato netto è mirata alle imprese commerciali che hanno vendite nette di almeno 200.000 euro per trimestre, di cui non meno del 10% per generi alimentari, che hanno attività in almeno due distretti in Slovacchia e che fanno capo a una unica catena, con comunicazione e attività di marketing unitarie.

Conclusioni, quelle di Iness, che del resto erano già state presentate da SAMO, l’organizzazione che raggruppa le grandi reti commerciali (tra cui Billa, Kaufland, Lidl, Metro, Tesco) che accusano il provvedimento di essere discriminatorio perché va a colpire un gruppo specifico di imprese e non tutti gli operatori del settore. L’impatto negativo sui consumatori, oltre agli aumenti indiscriminati sui listini, si verificherà anche per i tagli agli investimenti nei punti vendita che le aziende saranno costrette a fare.

Il ritiro del disegno di legge è stato chiesto, tra gli altri, anche dal Klub 500, l’associazione dei datori di lavoro con più di 500 dipendenti, secondo il quale avrà conseguenze negative per il settore dell’agroalimentare slovacco, anche se la tassa è stata pensata per aiutarlo. Il Klub 500 dice che se il prelievo fosse calcolato quest’anno sul fatturato del 2017, delle 40 maggiori catene al dettaglio che vendono alimentari soltanto quattro non rischierebbero di chiudere il bilancio in rosso. Evidentemente, le imprese del settore puniranno i fornitori – agricoltori e produttori alimentari – pretendendo maggiori sconti, e sui clienti con un aumento dei prezzi.

Sebbene non sia detto che venga totalmente riversata sui prezzi finali, la tassa porterà di sicuro un rincaro per i consumatori. La catena di supermercati Kaufland, ad esempio, ha ammesso secondo Dennik N che trasferirà l’imposta sui prezzi di vendita. Coop Jednota pensa a tagliare i costi generali, chiudendo alcuni negozi nella Slovacchia più rurale, che già ora a malapena si mantengono in piedi.

A ribattere le critiche ci ha pensato la ministra dell’Agricoltura Gabriela Matecna (SNS) che venerdì aveva spiegato che in Slovacchia ci sono quattro o cinque catene al dettaglio che controllano l’80% dell’intero mercato. Presso queste catene i fornitori e i trasformatori alimentari slovacchi non hanno possibilità di entrare a prezzi remunerativi. Il prelievo speciale dovrebbe restituiti agli operatori dell’agroalimentare attraverso azioni che accrescano la quantità di prodotti slovacchi sugli scaffali delle catene di vendita, che hanno i margini più alti di tutta la filiera.

(La Redazione)

Foto maiarambarros CC0

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