Capi di stato di Visegrad: ogni paese difenda da solo le sue frontiere

I capi di Stato dei paesi di Visegrad (V4 / Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria) hanno confermato l’orientamento europeista dei loro Stati durante un vertice negli Alti Tatra slovacchi che si è svolto alla fine della scorsa settimana. Il presidente Kiska, in rappresentanza della Slovacchia presidente di turno del gruppo, ha detto dopo il summit che «Nessun grosso problema oggi può essere risolto da soli, nemmeno per i paesi più grandi, per cui dobbiamo unirci», e il progetto dell’Unione europea dovrebbe essere difeso per contrastare i crescenti sentimenti di xenofobia, estremismo e nazionalismo in Europa. In vista delle prossime elezioni per il Parlamento europeo, in programma nella tarda primavera, i partecipanti al summit hanno invitato sia i politici nazionali che quelli stranieri a sostenere l’Unione europea e ad essere più tolleranti, lavorando per una maggiore unità. I quattro presidenti sono stati concordi, ha detto Kiska, nel rigettare una qualunque idea di dividere gli stati membri dell’UE in due gruppi, qualsiasi criterio si prenda ad esempio: «Europa vecchia e nuova o Europa a due velocità – non è così che vediamo l’UE in futuro», ha detto.

Sulla crisi migratoria, il presidente slovacco, insieme all’ungherese Janos Ader, al ceco Milos Zeman e al polacco Andrzej Duda, hanno concordato che i migranti dovrebbero essere aiutati nei loro paesi di origine in modo che non debbano abbandonarli, e hanno sottolineato la necessità di proteggere le frontiere esterne dell’UE e di combattere i trafficanti. La protezione dei confini dovrebbe essere effettuata se possibile dai singoli paesi, con i loro eserciti nazionali, e con risorse proprie. Mentre Frontex (l’Agenzia europea della Guardia costiera e di frontiera) dovrebbe aiutare solo i paesi che non hanno fondi, competenze o personale», ha detto Ader, aggiungendo che l’aumento della stabilità economica dei paesi da cui provengono i migranti diminuirà il loro arrivo di massa in Europa. Il ceco Zeman condivide l’idea, e rifacendosi alla Siria ha detto che secondo lui la guerra civile sta per finire, dunque sarà necessario portarvi molti investimenti perché sarà molto più efficace contribuire a ripristinare le infrastrutture locali piuttosto che trasferire i migranti in Europa, «che poi finiscono tutti in Germania». E se Kiska ha valutato positivamente il lavoro svolto da Frontex, senza il quale ogni paese dell’UE avrebbe avuto la tentazione di introdurre controlli alle proprie frontiere, il presidente polacco ha sottolineato che i paesi V4 avevano chiaramente ragione quando tre anni faparlavano di inefficacia delle quote di suddivisione dei richiedenti asilo. Duda ha anche criticato l’Europa per non avere combattuto efficacemente contro i trafficanti di migranti.

I capi di Stato di Visegrad hanno inoltre discusso di come cambierà il lavoro in futuro a causa dell’introduzione in massa delle nuove tecnologie di automazione e dell’intelligenza artificiale. I paesi V4 sono infatti considerati tra quelli più a rischio di perdita di posti di lavoro. Kiska ha detto che «nei nostri paesi l’industria rappresenta oltre il 20% nella struttura occupazionale, mentre nell’UE è al 14%. Abbiamo molti lavori che potrebbero essere messi in pericolo con l’aumento dell’automazione. Quando arriverà il momento, ci sarà sicuramente una varietà di opportunità e opzioni per creare un lavoro diverso per le persone, ma è necessario rendersi conto nel futuro nessuno potrà diplomarsi o laurearsi, trovare un lavoro e conservarlo fino alla pensione. I tempi stanno cambiando. Dobbiamo focalizzare gli sforzi nell’educazione permanente e preparare le persone ad essere pronte a cambiare completamente professione tra cinque o dieci anni».

Kiska ha anche detto che l’UE non può rimanere indifferente all’annessione russa della Crimea nel 2014, che è stata una palese violazione del diritto internazionale. Il presidente slovacco si è detto soddisfatto dell’unità raggiunta dai paesi membri dell’UE nel far rispettare le sanzioni, sostenuto in questo dal suo collega polacco Andrzej Duda, il quale ha affermato che le sanzioni erano pienamente giustificate. Tra i maggiori oppositori delle sanzioni c’è invece il presidente ceco Zeman, che tuttavia non ha rilasciato commenti, e così ha fatto anche il presidente ungherese Janos Ader.

(La Redazione)


Foto FB/AndrejKiska

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