La corsa all’oro bianco. Le riserve artiche che fanno gola a tutti

Russi, americani ma anche cinesi, scandinavi, canadesi: tutti interessati ad accaparrarsi le risorse artiche rese più accessibili dallo scioglimento dei ghiacci. Ma scienziati e governi firmatari della Cop21 (Ipcc) riuniti in Corea lanciano nuovi allarmi sul riscaldamento climatico.

Altro che orsi polari in estinzione, a voltare la pagina della storia dell’Artico e più in generale del pianeta Terra quest’estate sono state le cozze. Un intero bastimento carico di crostacei, molluschi e pesce, o per meglio dire una nave cargo: la Venta Maersk di proprietà della più grande compagnia di navi mercantili del mondo, la danese Maersk appunto, con appena 3.600 container di prodotti ittici impilati sul ponte. È stata la prima portacontainer ad aver percorso, a fine agosto, la North Sea route (Nsr), attraversando il circolo polare artico libero dai ghiacci.

L’ARTICO È IL NUOVO ELDORADO e il luogo del mondo più soggetto ai cambiamenti climatici, come descritto e spiegato da Marzio Mian nel suo splendido libro-inchiesta La battaglia per il Grande Nord (Neri Pozza, 2018). In effetti anche se da anni tra luglio a novembre la strada marittima oltre il circolo polare viene percorsa da petroliere e dalle navi gasiere, la Venta Maersk ha inaugurato solo quest’anno la via commerciale artica come una normale alternativa a quella mediterranea. Per andare da Vladivostok a San Pietroburgo ha impiegato dieci giorni in meno rispetto al percorso finora seguito dal 98% delle merci scambiate tra Russia, Asia, Nord Europa e Nord America attraverso il Canale di Suez.

E LA POLAR RUSH, la corsa all’oro bianco, non si ferma qui: oltre ai porti da costruire, alle riserve di pesce del mare di Barents (mentre il Mediterraneo invaso dalle microplastiche si va desertificando), al petrolio e al gas siberiano già trivellati e da trivellare, ci sono miniere nickel, di rame, di cobalto. Quindi l’industria degli armamenti, essendo il circolo polare una delle zone più militarizzate e nucleari della Terra. E infine c’è il business del last chance turism, gli «avventurieri» climatici delle crociere extralusso tipo Crystal – da 20 a 120 mila dollari a cuccetta – invogliati dalla pubblicità a «scoprire l’ecosistema più remoto al mondo a bordo di una piscina riscaldata e con un calice di Chardonnay in mano». Neanche tanto riscaldata.

È STATA UN’ESTATE TORRIDA, questa del 2018, oltre il 66° parallelo. A Rovaniemi, capitale della Lapponia finlandese, dove al solstizio si vede il sole a mezzanotte e si può amminare la più bella aurora boreale, quest’estate la temperatura ha toccato e superato i 30 gradi.

Il Wall Street Jornal a fine settembre ricordava che i volumi di carico delle navi petrolifere lungo la Nsr negli ultimi otto mesi sono aumentati dell’80% secondo la Nord University norvegese che monitora la rotta. La Russia ha appena terminato cinque nuove petroliere costruite apposta per varcare, senza navi rompighiaccio al seguito, le insidie del Mare di Kara nel profondo nord. E altrettanto sta progettando la cinese Cosco Shipping Lines.

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Foto pixabay CC0

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