Corte Suprema, respinti gli appelli degli accusati dell’omicidio di Kuciak

La Corte Suprema ha respinto gli appelli degli accusati dell’omicidio del giornalista investigativo Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova, che rimangono dunque in custodia. Secondo il portavoce, il senato giudicante della Corte Suprema, che si è riunito oggi a porte chiuse, «ha giudicato infondati i reclami», e ribadito «che persistono i motivi per mantenerli in custodia, come evidenziato dal giudice che presiede il procedimento preliminare».

Il 30 settembre il giudice dei procedimenti preliminari presso la Corte penale specializzata di Banska Bystrica ha ratificato l’ordine di carcerazione per tutte e quattro le persone che sono accusate del doppio assassinio. Soltanto una delle quattro, il presunto mediatore Zoltan A., che secondo i media starebbe collaborando con la polizia, non ha presentato ricorso.

Il 5 ottobre il portavoce del Procuratore generale ha rilasciato una dichiarazione in cui spiega che la risoluzione del duplice omicidio di Kuciak e della sua fidanzata rimane una delle massime priorità sia per la polizia che per l’ufficio del PG. Le autorità chiedono però con forza il silenzio stampa sulla questione, per salvaguardare la delicatissima indagine che è in svolgimento e che mira a trovare i mandanti. «L’ampia copertura di questa inchiesta criminale tuttora in corso da parte dei media che abbiamo visto negli ultimi giorni non aiuta gli organismi preposti all’applicazione della legge, ma al contrario ha un effetto controproducente. A tale proposito, chiediamo ai rappresentanti della comunità dei giornalisti di mostrare lungimiranza e cautela nel fornire ulteriori informazioni», ha sottolineato la portavoce.

Allo stesso modo, l’ufficio del PG chiede anche pazienza ai media sulla nuova inchiesta che riguarda il presunto ordine, agli stessi assassini di Kuciak, di uccidere anche il sostituto Procuratore generale Peter Šufliarsky. L’indagine è appena iniziata, e gli organi preposti hanno bisogno di poter lavorare con calma e senza disturbi esterni per poter agire con profitto, ha detto la portavoce dell’ufficio del Procuratore generale. Vogliamo credere, conclude il messaggio, «che i media sono consapevoli della gravità di entrambi i crimini, perché qui sono in gioco vite umane, e che agiranno di conseguenza quando pubblicheranno le notizie».

(La Redazione)

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