Gli alunni rom non hanno garantita la parità di accesso nella scuola

Il difensore civico pubblico Maria Patakyova, il delegato del governo per le comunità rom Abel Ravasz, il capo dell’Ispettato delle scuole pubbliche Viera Kalmarova e la presidente dell’Istituto di ricerca sulla psicologia e patologia pediatrica Janette Motlova hanno firmato lunedì una dichiarazione congiunta sulla fine della separazione degli scolari rom nel sistema educativo slovacco. La dichiarazione riguarda misure nell’istruzione prescolare e il passaggio degli scolari dalla scuola elementare a quella secondaria, che non possono essere affrontate con progressi tangibili, secondo i firmatari, senza modifiche sistemiche che garantiscano parità di accesso al sistema educativo per ogni bambino, indipendentemente dalla sua etnia e dalle sue condizioni di vita.

Il delegato governativo per i rom, Abel Ravasz, ritiene di fondamentale importanza l’accesso all’educazione prescolastica, perché è univova l’opinione dei dirigenti scolastici che c’è una grande differenza tra i bambini che sono stati iscritti all’asilo prima di andare alla scuola dell’obbligo, e quelli che non lo erano. Secondo lui, dovrebbe divenire obbligatoria la frequentazione di almeno un anno all’asilo per i bambini piccoli. In ogni caso, a suo parere bisognerà rivedere il sistema di valutazione nei distretti scolastici, che dovrebbero fare in modo da sostenere l’integrazione di tutti gli alunni.

La risoluzione non ha tuttavia alcun valore se non sarà seguita da decisioni politiche, che, secondo l’ex delegato del governo per i rom Peter Pollak, oggi deputato del partito di opposizione OLaNO, non sarà possibile nel poco tempo – appena un anno e mezzo – che rimane a questa legislatura.

(Red)

Foto akshayapatra CC0

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