Da Campoformido (Ud) a Bratislava, sulle orme di Štefánik cento anni dopo

Per celebrare il 100° anniversario della fondazione della Repubblica Cecoslovacca, cinque piloti veterani hanno compiuto lo scorso weekend con aerei leggeri da turismo un percorso in memoria del generale Milan Rastislav Štefánik, ripercorrendo il suo ultimo volo dall’Italia a Bratislava. Gli aviatori, membri della Federazione slovacca di volo ultraleggero sono partiti sabato 6 ottobre dall’aeroporto di Campoformido, nei pressi di Udine, sorvolando il Friuli e la Slovenia, e facendo scalo nell’ungherese Fertőszentmiklós, vicino a Sopron. Domenica 7 ottobre hanno poi ripreso il volo verso la capitale della Slovacchia, atterrando all’aeroporto di Bratislava dopo un passaggio a bassa quota sulla pista principale dello scalo. Qui hanno reso omaggio alla statua di Štefánik, che si trova nella sala partenze dell’aeroporto internazionale, che 100 anni fa contribuì in modo sostanziale alla creazione della Repubblica Cecoslovacca.

Il volo è stato voluto per rendere onore alla memoria al generale e diplomatico Milan Rastislav Štefánik, che, nominato ministro della Guerra della Prima Repubblica Cecoslovacca, precipitò nei pressi di Bratislava con i suoi accompagnatori nel volo di rientro dall’Italia, dove si trovava per ragioni diplomatiche, e dove aveva la fidanzata, la marchesa Giuliana Benzoni. L’ultima notte in vita dormì in hotel a Padova, città ove viveva la famiglia Benzoni. La mattina dopo, 4 maggio 1919, il generale decollò da Campoformido con un Caproni CA 33 italiano, un biplano da bombardamento pesante fornito dal Regio Esercito. L’equipaggio era composto dal pilota, tenente Giotto Mancinelli Scotti, dall’aiuto-pilota sergente Umberto Merlini e dal motorista Umberto Aggiusti.

La replica del Caproni usato da Štefánik (wikimedia commons)

Ormai arrivato a destinazione, in fase di atterraggio, l’aereo si schiantò verso le 11,30 in avvicinamento dell’aerocampo di Vainory-Szõllős, vicino a Bratislava. Oggi in territorio del villaggio di Ivanka pri Dunaji, poco distante dall’attuale aeroporto internazionale di Bratislava, dove fu innalzato un monumento. Non ci fu alcun superstite. La morte dell’eroe slovacco suscitò fin da subito una ridda di sospetti e teorie complottiste, ancora oggi non del tutto sopite, complice anche il segreto di Stato imposto su tutta la faccenda dall’allora governo cecoslovacco. Il generale fu seppellito nel memoriale nazionale a lui dedicato (progettato dall’architetto Dušan Jurkovič), sulla collina di Bradlo, la cima che lui ammirava da ragazzo dalla casa paterna di Košariská, villaggio nella regione di Trenčín. Con lui nel memoriale sono sepolti il sergente Aggiunti e il soldato Merlino. La salma del pilota, tenente Giotto Mancinelli Scotti, fu invece riportata in Italia dalla famiglia.

L’aeroporto di Bratislava è stato battezzato con il nome del generale Milan Rastislav Štefánik nel 1993, dopo l’indipendenza della Slovacchia. Nella hall principale dell’aeroporto è appesa una replica del modello Caproni CA 33, prestata dal Museo storico militare di Piešťany.

I cinque aerei che hanno fatto il viaggio della memoria – due Tomark SD-4 Viper, uno SportCruiser, un Bristell e un Cessna 172 – erano pilotati dal primo astronauta slovacco Ivan Bella, dal comandante della base aerea di Sliač, Vladimir Lisy, dal presidente della Federazione ultraleggeri Marian Sluka e da altri due veterani dell’aria. Avevano lasciato la Slovacchia il 5 ottobre dall’aeroporto di Lučenec fermandosi a Fertőszentmiklós in Ungheria, e poi attraverso la Slovenia erano arrivati all’aeroporto di Belluno. Dopo un rifornimento, erano volati a Nervi dove è esposto l’ultimo aereo Caproni ancora originale.

(La Redazione)

Foto bts.aero
Foto Pavel Máša CC0

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