Dieci buone ragioni per cancellarsi dai social network

Dovremmo cancellare subito i nostri account sui social network? Il titolo dell’ultimo libro di Jaron Lanier, Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social, non lascia dubbi su qual è la sua opinione in materia. Secondo lui, Facebook, Twitter e tutti gli altri social ci hanno risucchiato in una spirale di indignazione, estremismo e isolamento che crea dipendenza e rende ancora più difficile guadagnarsi da vivere alle persone – come musicisti, artisti, giornalisti – che creano la cultura che sfruttano.

Ma più questa posizione diventa popolare, più cresce un’obiezione: per molti, è impossibile farlo. “Quello che non capiscono i fautori di #DeleteFacebook”, scrive l’attivista Jillian York, è che “per molti, lasciare i social network è un lusso che non si possono permettere”. Che ci piaccia o no, ci sono persone che contano su internet per gestire un’impresa, rimanere in contatto con amici e familiari, se non addirittura mantenere la loro salute mentale grazie all’aiuto di gruppi di sostegno online. Chiedergli di soddisfare questi bisogni altrove non è realistico, perché tutti gli altri li soddisfano su Facebook. Chi ha la possibilità di rinunciarci è un “privilegiato”, scrive April Glaser in un saggio pubblicato su Slate. È anche un ulteriore tentativo di predicare l’autodisciplina, scrive Steph Mitesser, mentre il vero problema sta nel capitalismo e nella brama di profitti di aziende non sufficientemente regolamentate.

A rendere più spinosa la questione è il fatto che quest’ultima affermazione è verissima, ma rappresenta anche una comoda scusa. Quando siamo dipendenti da qualcosa, ovviamente diamo più ascolto alle opinioni che ci dicono di non rinunciare a quella dipendenza. Perciò, anche se effettivamente alcune persone rischiano l’isolamento sociale cancellandosi da Facebook, o la rovina professionale lasciando LinkedIn, è probabile che noi non siamo una di quelle persone – anche se siamo sicuri di esserlo. È più probabile che ci stiamo raccontando questa storiella per non privarci dell’effetto confortante e sedativo dei social network, e dover rimanere da soli con i nostri pensieri.

[…] Di Oliver Burkeman, The Guardian, via Internazionale.it 

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Foto C.P.Storm cc by

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