Oggi è la Giornata Europea delle Lingue, anche di quelle più strambe

Il 26 settembre si celebra la Giornata Europea delle Lingue, una ricorrenza fortemente voluta dal Consiglio d’Europa per incoraggiare il corretto apprendimento delle lingue: sono ormai tantissime, infatti, le minoranze linguistiche a rischio di estinzione, fra cui moltissimi dialetti e parlate regionali, veicoli insostituibili di tradizioni e cultura. Ma esiste anche tutto un altro mondo legato alle lingue, decisamente più fantasioso e divertente: quello dei linguaggi ausiliari, “inventati” dall’uomo. In occasione della Giornata, ecco le lingue “inventate” più curiose di sempre.

Solresol e latino semplificato: i primi esperimenti
Molte di queste lingue artificiali sono molto più antiche di quello che pensiamo: fra quelle nate prima degli anni Cinquanta una delle prime fu la “solresol”, progettata dal francese Jean François Sudre nel 1817. Si tratta di un’invenzione molto particolare, ispirato al linguaggio musicale, con solo sette elementi di base che valevano tanto quanto nel linguaggio verbale che in quello letterario: ne conseguiva un lessico abbastanza limitato e complesso da tenere a mente, in cui molte parole si equivalevano, tanto da portare presto all’abbandono di questo linguaggio.

Ma una delle lingue artificiali più famose è sicuramente quella ideata e utilizzata dall’italiano Giuseppe Peano per le sue lezioni: il matematico inventò una vera e propria interlingua, con lo scopo di accomunare tutti i parlanti di lingue romanze sotto un unico e comprensibile idioma. Il “latino sine flexione” di Peano era a tutti gli effetti simile al latino classico, se non per molte evidenti semplificazioni: senza declinazioni, nel latino del professor Peano il plurale si formava aggiungendo una “s” e l’aggettivazione era molto più semplice di quella tradizionale. Ebbe un discreto successo, anche se l’unico ad utilizzare questa lingua fu proprio Peano nelle sue lezioni.

Europanto e Làadan: lingue, culture e femminismo

Fra i tanti esperimenti linguistici curiosi degli ultimi cinquant’anni spicca invece il tentativo di inventare una lingua comune europea: l’Europanto venne ideato negli anni Novanta dal traduttore Diego Marani. Si tratta di una ricca unione di termini presi a volte dal francese altri dal tedesco, altri ancora dall’inglese o dallo svedese. Uno “scherzo” lo definì lo stesso Marani, che però si fonda su un principio veritiero e verificato: quello in base al quale un parlante quando si esprime in una lingua straniera tende ad unire ad essa termini del suo linguaggio madre, in modo da spiegarsi meglio.

Oltre a questa, sono stati molti altri gli esperimenti condotti negli anni: come quello del vietnamita Pham Xuan Thai che inventò il “sistemfrater”, lingua ibrida fra i linguaggi romanzi e quelli asiatici, o quello della professoressa Suzette Haden Elgin che, nel 1982, iniziò a parlare una lingua nuova, ispirata ai principi femminismo.

Perché il Làadan, lingua tonale con struttura “verbo-soggetto-oggetto” fu infatti creata e presentata per la prima volta nel tentativo di analizzare le discriminazioni di genere insite nel linguaggio naturale: l’autrice inserì in una storia fantascientifica il suo tentativo di sradicare dall’interno il sistema patriarcale e gerarchico della società. Nei romanzi della Elgin in una società dominata dai linguisti, la lingua è il vero e unico strumento di coercizione e sottomissione utile: sarà con la traduzione al femminile di alcune opere letterarie che avrà inizio la vera rivoluzione.

La lingua impossibile
Fra le lingue più “strane”, per così dire, inventate dall’uomo c’è infine il Blissymbolics, interamente basata sui simboli ideografici e pittografici. Fu ideata sotto forma di disegno, con un sistema ben preciso in cui ogni simbolo “base” poteva rappresentare un concetto combinabile con altri: la difficoltà principale del Blissymbolics? I suoi simboli non corrispondono a nessun suono, dunque è una lingua praticamente impossibile da pronunciare.

(Federica D’Alfonso, Fanpage cc by nc nd)


Illustr. B.Slovacchia

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