Forse trovato l’uomo dell’identikit nel caso Kuciak

Dopo il rilascio alla stampa, la scorsa settimana, dell’identikit di una persona che sarebbe potuta essere sulla scena dell’omicidio di Ján Kuciak e della fidanzata Martina Kušnírová la sera del 21 febbraio, la polizia sta ora facendo verifiche su diverse segnalazioni ricevute da cittadini che hanno creduto di riconoscere l’individuo raffigurato nel ritratto. Lo ha detto ieri il presidente della polizia slovacca Milan Lučanský, spiegando che gli investigatori stanno in queste ore facendo controlli sulle persone presumibilmente identificate, e sui loro alibi. Il capo della polizia non ha fornito ulteriori dettagli, per il cui rilascio sono legittimati soltanto la Procura generale della Repubblica Slovacca e la Procura speciale, su autorizzazione dell’ufficio del PG.

Secondo il pubblico ministero della Procura speciale, che si occupa dell’indagine sul doppio omicidio, l’uomo dell’identikit potrebbe avere informazioni importanti sul delitto. Secondo le poche informazioni rese disponibili sullo stato delle indagini, cui partecipa anche un team misto internazionale con Europol, investigatori italiani e consulenti dell’FBI, Ján Kuciak, giornalista investigativo del sito Aktuality.sk, e la fidanzata Martina Kušnírová, con cui si sarebbe sposato poche settimane più tardi, sono stati uccisi deliberatamente, quasi certamente freddati con colpi diretti al cuore e alla testa da un killer professionista con una pistola calibro 9 millimetri. Il delitto è avvenuto nella casa di lui a Veľka Mača, villaggio a una ventina di chilometri a sud della città di Trnava e una sessantina a est di Bratislava, la sera del 21 febbraio, ma i corpi sono stati trovati dalla polizia soltanto tre giorni dopo, in seguito a una denuncia della madre di lei che non riusciva da giorni a mettersi in contatto con la figlia.

Il tabloid Novy Čas aveva scritto sabato di un uomo, tale Marek di Veľka Mača, che avrebbe riconosciuto nell’identikit l’ex collega Miroslav Č. di 32 anni, con il quale aveva lavorato a un cantiere proprio a Trnava. Secondo lui, questo Miroslav Č. sarebbe stato una persona chiusa e ambigua, veniva dalla Slovacchia orientale e avrebbe detto di conoscere di persona alcuni individui della famiglia Vadalà, il clan citato anche da Kuciak nel suo ultimo articolo per i rapporti con la ‘ndrangheta calabrese e con alti funzionari dell’ufficio di govenro, molto vicini all’ex primo ministro slovacco Robert Fico. Il capofamiglia Antonino Vadalà, arrestato e poi subito rilasciato con il fratello e alcuni parenti dopo l’assassinio di Kuciak, è stato di nuovo arrestato ed estradato in Italia per un grosso traffico internazionale di stupefacenti messo in luce dalla procura di Venezia. Dopo la tragedia di Kuciak e Kušnírová, nel villaggio si diceva che questo Miroslav avrebbe iniziato a spendere un sacco di soldi ai videopoker e altre macchinette mangiasoldi, anche se non aveva lavoro, e presumibilmente nessuna entrata.

Sempre il giornale Novy Čas ha intervistato il misterioso Miroslav Č., che nel frattempo avrebbe contattato la polizia ma fino a ieri non era stato ancora chiamato a testimoniare. 32 anni, originario di Poprad, ora si trova in Repubblica Ceca per lavoro e dice di non capire cosa stia succedendo, e di non aver niente a che fare con l’omicidio. Negli ultimi giorni è stato chiamato da diversi parenti e conoscenti che hanno visto l’identikit sui giornali. Ha negato di avere conosciuto personaggi del clan Vadalà e di sapere dove si trova la casa di Kuciak a Veľka Mača.

Dopo il doppio omicidio, che ha scosso gravemente la società slovacca, migliaia di persone si sono riversate nelle strade per chiedere giustizia e trasparenza nelle indagini, e per fare pulizia nelle istituzioni di certe figure ritenute non degne di rimanere al loro posto a causa di amicizie controverse e vicinanza a personaggi quanto meno discutibili. Nel giro di poche settimane si sono dovuti dimettere il ministro degli Interni Robert Kaliňák, il primo ministro Robert Fico, entrambi rappresentanti di primo livello del partito socialdemocratico Smer-SD, e solo piì tardi il capo della polizia Tibor Gašpar, prima difeso fino allo sfinimento dal partito e poi messo a riposo quando sembrava a rischio la tenuta della coalizione del governo.

Sono passati oltre sei mesi da quei giorni, ma il governo rimescolato del premier Peter Pellegrini (sempre di Smer-SD) non sembra aver dissolto i dubbi di molti, e dato un taglio vero con il passato. Corruzione e pratiche poco trasparenti sono ancora il pane quotidiano in Slovacchia, le indagini sulla morte di Kuciak non hanno ancora portato a nulla, la fiducia della gente nella polizia e nel ministero dell’Interno è minata da nomine che non lasciano vedere un vero cambiamento, e gli scandali nel settore delle sovvenzioni agricole nell’est Slovacchia, in cui sono coinvolti anche politici, sono tra le ragioni per cui  l’ex ministro della Giustizia Lucia Žitňanská ha lasciato definitivamente la maggioranza, e il partito Most-Hid nel quale era vicepresidente fino a pochi mesi fa. Proprio Žitňanská, che era stato un pungolo per chiedere a Smer un cambiamento vero nei giorni più bui della crisi, aveva lasciato il ministero in protesta rifiutandosi di far parte del ‘nuovo’ esecutivo di Pellegrini.

E sempre quelle ragioni hanno indotto i promotori delle proteste primaverili “Per una Slovacchia dignitosa” a ritornare in strada questo venerdì con marce attese nella capitale Bratislava e nelle città di Banská Bystrica e Košice.

(La Redazione)

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