Nel 2022 partiranno i lavori per il gasdotto Eastring

Presentando gli esiti dello studio di fattibilità del progetto di gasdotto Eastring, i cui lavori dovrebbero iniziare entro il 2022 e chiudersi nella prima fase per il 2025, il commissario per l’Unione energetica Maros Sefcovic ha detto ieri a Bratislava in una conferenza stampa che Eastring aumenterà la sicurezza energetica nell’Europa sud-orientale e aumenterà la concorrenza sul mercato del gas, che avrà come risultato una presumibile riduzione dei prezzi per i consumatori finali.

Il progetto, che è una alternativa pienamente sostenuta dall’Unione europea al progetto russo South Stream recentemente cancellato, ha lo scopo di collegare i sistemi di trasporto del gas naturale di Bulgaria, Romania, Ungheria e Slovacchia. Con Eastring, promosso dalla compagnia slovacca Eustream, sarebbe garantito l’approvvigionamento di gas naturale per il 100% del consumo di tutti i paesi dei Balcani e persino la Turchia dagli hub europei. Il corridoio potrà anche servire a future importazioni di gas verso l’Europa da fonti alternative dell’area del Mar Nero, dalla regione del Caspio, dal Medio Oriente. Utilizzando in buona parte reti di condotte già esistenti, Eastring è anche, secondo i promotori, una soluzione efficiente ed economica per la sicurezza energetica dei Balcani occidentali.

Secondo il ministro dell’Economia Peter Ziga (Smer-SD), anch’egli alla presentazione, è ormai una idea vecchia e inadeguata pensare al transito del gas esclusivamente da est a ovest, poiché è cruciale collegare anche il nord e il sud dell’Europa. Il gasdotto sarà in grado, ha detto, di rafforzare la capacità del gas nell’Europa orientale e centrale «di oltre 20 miliardi di metri cubi, una cifra che supera più volte il consumo e le esigenze della Slovacchia».

La capacità complessiva del gasdotto sarà tra 20 e 40 miliardi di metri cubi all’anno, da quattro a otto volte il consumo attuale della Slovacchia, per un costo stimato in circa 2,6 miliardi di euro, parte dei quali coperti dall’Unione europea e da un prestito dal Banca europea per gli investimenti (BEI) o della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS). Anche le aziende del gas coinvolte, la slovacca Eustream, l’ungherese FGSZ, la romena Transgaz e Bulgartransgaz per la Bulgariam, parteciperanno all’investimento con risorse proprie.

Al momento sono ancora in piedi due tracciati per il gasdotto, in attesa di una decisione definitiva. In entrambi i casi non cambia il coinvolgimento di Slovacchia e Ungheria, sui cui territori verranno costruiti rispettivamente 19 e 88 chilometri di nuove tubature, mentre molto più impegnativi saranno i lavori in Romania e Bulgaria, dove ci sono da implementare diverse centinaia di chilometri di nuove condotte.

(La Redazione)


Foto project_manager cc by sa

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