Come si fa a calcolare quante persone soffrono la fame?

La Fao ha appena pubblicato il rapporto 2018 sulla sicurezza alimentare e la nutrizione nel mondo . I dati dicono che le persone che non si nutrono abbastanza sono in aumento e sono arrivate a 821 milioni lo scorso anno, all’incirca lo stesso livello del 2010. Spesso la cifra calcolata dalla agenzia delle Nazioni Unite per l’agricoltura e il cibo viene indicata come quella del numero di persone che soffrono la fame. Carlo Cafiero, capo del gruppo di lavoro che si occupa della sicurezza alimentare e delle statistiche sull’alimentazione della Fao, spiega che sarebbe più corretto parlare di numero di persone che non hanno accesso a un’alimentazione sufficiente per una vita sana e attiva.

Per prima cosa viene realizzato il bilancio alimentare nazionale: sommando la produzione di cibo e le importazioni e sottraendo le esportazioni e tutto ciò che viene utilizzato in modo diverso dall’alimentazione umana si riesce a sapere quanto cibo c’è davvero a disposizione in un Paese. Grazie a questo enorme lavoro la Fao è in grado di dire anche la quantità di ogni alimento, dal grano al riso, dai pomodori alle mele, che è disponibile nazione per nazione, area geografica per area geografica e infine per il mondo intero.

Il secondo passaggio dei ricercatori della Fao è capire come siano distribuiti questi alimenti all’interno di ciascun Paese calcolando quello che viene chiamato “coefficiente di variazione”. In sostanza, significa capire se il cibo viene diviso in modo equilibrato tra le famiglie, quante hanno più del necessario e quante meno. Questo coefficiente risulta il dato più difficile da stimare, o perché i Paesi non hanno i dati da fornire alla Fao o perché non li rivelano. Solo pochi anni fa la Banca mondiale ha segnalato che oltre 70 nazioni del mondo, cioè oltre una su tre, forniscono in generale dati scarsi. In questo caso gli statistici devono ricorrere a stime, magari confrontando la situazione con quella di Paesi simili.

Infine, va tenuto conto della composizione della popolazione: quanti sono i bambini e quanti gli anziani, che hanno esigenze alimentari diverse, quante sono le persone che svolgono lavori sedentari o invece lavori faticosi.

Solo incrociando queste tre statistiche (il cibo disponibile, che viene trasformato in numero di calorie, la sua distribuzione tra la popolazione e la composizione della popolazione) i ricercatori guidati da Carlo Cafiero riescono finalmente a dire quante sono le persone che non ricevono cibo a sufficienza.

Il risultato di questi calcoli viene comunicato come se fosse un dato preciso (per il 2017 sono 820 milioni e 800 mila persone) ma chi realizza le stime sa che sarebbe meglio indicare che esiste un margine di incertezza che potrebbe arrivare al 5%: nel mondo potrebbero esserci 40 milioni di persone senza cibo a sufficienza in più o in meno. Una incertezza che non sposta l’obiettivo fissato dalle Nazioni Unite di porre fine alla fame e raggiungere la sicurezza alimentare per tutti.

(Paolo Magliocco, La Stampa cc by nc nd)

Foto pixabay

Articoli più letti

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.