Il voto degli italiani all’estero nel 2018: Autopsia di un diritto politico

A cura di Simone Battiston e Stefano Luconi per la collana Centro Altreitalie sulle Migrazioni italiane, il testo mette in luce come la stratificazione migratoria eserciti un ruolo particolarmente importante per l’analisi dei risultati elettorali.

TORINO – È in uscita il volume “Autopsia di un diritto politico. Il voto degli italiani all’estero nelle elezioni del 2018” a cura di Simone Battiston e Stefano Luconi ed edito da Accademia University Press per la collana Centro Altreitalie sulle Migrazioni italiane.

Il testo, con una postfazione di Piero Bassetti, presenta otto casi di studio rappresentativi della poliedrica realtà della presenza italiana nel mondo, analizzando in particolare il comportamento di voto, la partecipazione, l’attivismo politico, le tendenze e le controtendenze dei connazionali residenti in altrettanti Paesi (Francia, Germania, Regno Unito, Argentina, Brasile, Repubblica Dominicana, Stati Uniti e Australia). Ne risulta un’analisi delle elezioni del 2018 che offre una prospettiva interpretativa europea e globale.

L’assunto è che le ultime elezioni politiche italiane meritino una particolare attenzione anche perché per la prima volta la ripresa dell’emigrazione dal nostro Paese influenza con cifre non più trascurabili il bacino elettorale italiano all’estero. Gli autori mostrano che la stratificazione migratoria esercita un ruolo particolarmente importante per l’analisi dei risultati elettorali. Lo scollamento tra vecchie e nuove migrazioni si rileva dai programmi portati avanti nelle campagne elettorali dei diversi Paesi: pensioni, e ottenimento della cittadinanza, insegnamento e conservazione della lingua, potenziamento della stampa e della TV in lingua italiana sono state le parole d’ordine della campagna elettorale nei Paesi di vecchia immigrazione, mentre il riconoscimento dei titoli di studio e professionali e l’assistenza sanitaria (quella italiana si perde con l’iscrizione all’Aire) sono tra i bisogni delle nuove mobilità per quanto riguarda sia giovani che pensionati. Una esigenza trasversale che accomuna vecchie e nuove migrazioni è quella dell’ampliamento della rete consolare e in generale uno scarso interesse per le questioni politiche italiane.

Oltre alla divergenza di interessi tra le varie generazioni migratorie, viene evidenziata anche l’importante variabile costituita dai Paesi di insediamento, con l’America Latina meta di migrazioni storiche e un’Europa, e in parte gli Stati Uniti, che hanno visto rinnovarsi la presenza italiana in quanto meta della maggioranza degli arrivi contemporanei. “Le attuali condizioni di mobilità spaccano inesorabilmente l’elettorato in esame fra i real Italians, gli italiani italiani, per usare alcune delle definizioni più provocatorie dei protagonisti delle nuove mobilità, e la vecchia emigrazione, confondendo il significato del relativo voto politico – osserva Bassetti nella postfazione.

Con l’avanzata di forze antisistema e populiste, le elezioni per il Parlamento del 2018 hanno completamente ridisegnato la geografia elettorale italiana. Nella circoscrizione estero, a esser messa alla prova è stata la capacità dei cittadini italiani residenti oltre confine di partecipare attivamente alle dinamiche elettorali sia nel Paese d’adozione sia in quello d’origine. L’alto tasso di astensionismo e il primeggiare di formazioni politiche pro-sistema ed europeiste non devono però trarre in inganno. Segnali di cambiamento, dalla composizione del corpo elettorale alle liste dei candidati, si sono registrati anche all’estero e molto probabilmente negli anni a venire saranno sempre più numerosi e importanti.

real Italians non si riconoscono nelle istanze della vecchia emigrazione – prevalentemente di carattere locale e che rifiutano di entrare nel merito della politica italiana che non conoscono –, ma pongono nuove sfide alla politica transnazionale.

Se nel declino nel numero dei votanti la Circoscrizioni Estero è in linea con quelle italiane, i risultati elettorali mostrano una controtendenza, e una continuità con le votazioni precedenti avvenute nei singoli Paesi, come mostra l’analisi di Giuseppe Scotto sul Regno Unito, prima meta delle migrazioni italiane contemporanee, che nelle elezioni del marzo 2018 vede la riconferma del Partito democratico come primo partito. In percentuale, la coalizione tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia ha ricevuto meno della metà dei voti ottenuti in Italia, mentre il Movimento 5 Stelle ha ottenuto il 26,12% alla Camera e il 26,48% al Senato. Il nuovo schieramento +Europa, lista guidata da Emma Bonino, nel Regno Unito ha ottenuto quasi il 12% dei voti sia alla Camera sia al Senato, ovvero all’incirca cinque volte la percentuale rispetto al risultato in Italia.

Il caso della Germania è emblematico della coesistenza di due elettorati che rispecchiano le diverse istanze delle vecchie e nuove migrazioni. A Berlino, una delle mete delle nuove mobilità italiane, la partecipazione al voto è aumentata e l’elettorato ha premiato Liberi e Uguali col 15%. Scrive in proposito Edith Pichler: “I nuovi mobili indignati e precari sembrano aver preferito quest’ultima formazione al M5S, che a Berlino – pur ricevendo il 26% – ha conseguito uno a dei risultati peggiori della Germania”. Mentre a Wolfsburg, la roccaforte dell’emigrazione del secondo dopoguerra, il numero dei votanti è diminuito del 6,5% e ha stravinto il Pd con il 43%. +Europa ha ottenuto, col 6%, più del doppio dei voti rispetto all’Italia.

In Argentina, Paese di vecchia immigrazione e scarsa nuova immigrazione, ad avere successo sono state invece delle liste estranee al sistema dei partiti italiani.

Nella nota diffusa dal Centro Altreitalie si ricorda poi come in dieci anni gli iscritti all’Aire sono aumentati di due milioni, passando dai 3.106.251 del 2006 ai 4.973.942 del 2017. Nonostante l’aumento delle iscrizioni è però diminuito il numero dei votanti. “Tra il 2006 e il 2018, la percentuale dei votanti nella circoscrizione estero nel suo insieme è scesa dal 39,6% al 30,3% nelle consultazioni per il Senato e si è ulteriormente contratta dal 38,9% al 29,8% nello scrutinio per la Camera – segnalano Simone Battiston e Stefano Luconi.

(Inform)


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