Šefčovič si candida ufficialmente per il PSE come capo della Commissione UE

Lo slovacco Maroš Šefčovič, vicepresidente della Commissione europea per l’Unione energetica, ha annunciato ieri al Parlamento europeo l’intenzione di divenire il candidato alla presidenza della Commissione per il Partito socialista europeo (PSE). Šefčovič ha dichiarato di avere già ottenuto il sostegno di nove partiti nazionali di centrosinistra facenti capo al PSE, numero minimo per poter candidarsi per il PSE. Oltre ai socialdemocratici di Smer-SD, il suo partito in Slovacchia, egli ha indicato di avere l’ok dalle formazioni di sinistra di Cipro, Repubblica Ceca, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Polonia e Romania. Il nome del candidato dei socialisti europei per le elezioni della primavera 20196 sarà scelto soltanto in ottobre, quando si terrà il congresso in Lettonia.

In una intervista all’agenzia slovacca Tasr, Šefčovič ha illustrato il suo programma da eventuale presidente della Commissione europea per il quinquennio 2019-2024: egli ha citato in particolare la sua volontà di cercare di appianare le disparità ancora esistenti tra l’est e l’ovest dell’Unione, tra nuovi e vecchi Stati membri. E sostiene che un tale cambiamento sarebbe di grande aiuto nel risolvere molti problemi affrontati a livello europeo negli ultimi anni. Come ha detto ieri il politico slovacco, con un tenore di vita più equilibrato verrebbero a mancare «molte discussioni difficili affrontate nel recente passato», una cosa che nel futuro dell’UE deve necessariamente andare a braccetto, a suo parere, con una maggiore rappresentanza in seno all’Unione i paesi dell’Europa centrale e orientale.

Con dieci anni di pratica come commissario UE, di cui gli ultimi otto da vice presidente, il 52enne Šefčovič è il membro con la maggiore anzianità di servizio dell’attuale Commissione europea, una esperienza che gli potrebbe venir buona in quanto da possibile capo della Commissione si troverà ad affrontare numerose sfide, a partire da quella che ha definito una ingiusta distribuzione dei benefici della globalizzazione, che ha portato a un crescente divario tra ricchi e poveri. Altre minacce allo sviluppo dell’Unione europea sono le migrazioni, l’invecchiamento della popolazione, e la nostalgia per il passato.

Šefčovič ha citato nel suo discorso le “false promesse” e le “soluzioni semplicistiche basate su opinioni populiste e xenofobe” di alcune entità politiche emergenti in Europa, citando anche la nuova situazione italiana. Egli ha accusato i populisti di sfruttare biecamente le preoccupazioni della gente, utilizzando argomenti che con l’inganno, la distorsione dei fatti, l’istigazione della paura, e l’uso improprio dei sentimenti patriottici rimarcano le divisioni «giocando con il fuoco», mirando a «distruggere la nostra civiltà europea e il nostro sogno europeo», ha detto il vicepresidente della Commissione UE ai giornalisti a Bruxelles.

Lo slovacco ha aggiunto la sua visione di una Europa «orgogliosa, educata e verde» dove prevalgono giustizia sociale e solidarietà, che serva da esempio per gli altri paesi nel mondo. Il continente europeo dovrà anche rafforzare la sua autonomia perché «non possiamo contare su nessun altro», in particolare nello sviluppo di tecnologie chiave come parte della quarta rivoluzione industriale, delle politiche industriali e commerciali globali e della concorrenza economica, al fine di tenere il passo con gli Stati Uniti e la Cina. Ma l’UE deve anche rimanere, dice Šefčovič, «il più forte sostenitore dei valori democratici, della libertà e della giustizia, deve combattere la discriminazione e lottare per rimuovere la povertà dall’Europa e dal mondo», svolgendo un «ruolo guida nelle misure per proteggere il pianeta e i nostri bambini dai cambiamenti climatici».

Maroš Šefčovič, dopo gli studi in relazioni internazionali a Mosca alla fine degli anni ’80, una volta rientrato in patria dopo la Rivoluzione di velluto è diventato diplomatico nelle ambasciate in Zimbabwe e Canada. In seguito è stato ambasciatore della Slovacchia in Israele e tra il 2004 e il 2009 rappresentante permanente della Slovacchia presso l’Unione europea. Nell’ottobre 2009 ha sostituito Ján Figeľ come Commissario europeo per l’Istruzione e la Cultura, passando nel 2010 a ricoprire uno dei posti di vice presidente nella Commissione, con mandato per le Relazioni interistituzionali e l’Amministrazione. Nel 2014, dopo aver rinunciato al seggio al Parlamento europeo, Šefčovič viene nominato vice presidente per l’Unione energetica, ruolo che tutt’ora ricopre in questo suo terzo mandato.

I commenti in patria alla candidatura di Maroš Šefčovič sono tutti positivi. Il primo ministro Peter Pellegrini si è detto «felice che un rappresentante della famiglia socialista e anche rappresentante del partito Smer-SD abbia un’ambizione così alta». Pellegrini lo ha definito «una persona di qualità che non vive in una bolla, un uomo che viaggia molto, ascolta e sa come sia la vita reale in Europa». Il premier gli ha espresso il pieno sostegno personale, del partito Smer e dell’intero governo. Dalla coalizione di maggioranza il partito Most-Hid ha fatto sapere di ritenere Šefčovič un candidato serio. Dall’opposizione, il leader del primo partito Libertà e Solidarietà (SaS) Richard Sulik ha dichiarato di tenere le dita incrociate per lui: sarebbe un “mega successo” per la Slovacchia ottenere l’incarico di capo della Commissione europea, ha sottolineato Sulik. Anche dall’altro grande partito di opposizione, OLaNO, è venuta la benedizione alla candidatura slovacca a Bruxelles: sarà un grande onore per la Slovacchia se Šefčovič divenisse il capo del governo dell’UE, ha detto la deputata Veronika Remisova, ricordando di non condividere molte delle posizioni del PSE ma di credere nelle qualità di Šefčovič e nel suo «approccio equilibrato».

(Red)

Foto EU2017EE CC0
Foto EU Parliament cc by nc nd
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