Contrordine: macchine e robot creeranno 60 milioni di posti di lavoro

Un report pubblicato dal World Economic Forum evidenzia stime in crescita sul lavoro del futuro (prossimo) grazie all’automazione della produzione e dell’industria.

timori riguardo alla perdita dei posti di lavoro causata dalla massiccia meccanizzazione e robotizzazione della produzione potrebbero non essere così giustificati. A dirlo è un report pubblicato oggi dal World Economic Forum (Wef), che stima un incremento pari a circa 60 milioni di nuovi posti di lavoro nei prossimi 5 anni proprio grazie all’inserimento di robot e intelligenza artificiale nel mondo del lavoro. Ciò non toglie che molti lavori verranno comunque persi entro il 2025, ma nel complesso il saldo sarà positivo, sostiene il report.

Secondo il Wef oggi le aziende hanno una maggiore consapevolezza delle potenzialità legate ai software di automazione della produzione impiegati nei diversi settori. La visione complessiva è dunque più positiva rispetto alle stime del 2016. Grazie a questa nuova fiducia nelle macchine si possono creare non soltanto dei nuovi posti di lavoro ma anche delle vere e proprie nuove professioni. Inoltre, ci saranno sicuramente dei significativi cambiamenti nella qualità, nelle modalità e nei ruoli di nuovi lavoratori.

Il report si basa sui dati raccolti da uffici risorse umane, strategie esecutive e amministratori delegati di oltre 300 compagnie internazionali con un ampio ventaglio di produzione. Questi rappresentano quasi 15 milioni di impiegati nelle maggiori 20 economie emergenti (quasi il 70% dell’economia globale).

Sebbene il 50% delle compagnie si aspetti di ridurre i propri impiegati entro il 2022 come conseguenza dell’automazione produttiva, il 40% è più possibilista e positivo, e crede che nell’automazione del lavoro ci possano essere potenzialità di crescita ed espansione occupazionale.

Secondo i dati riportati, all’interno delle compagnie prese in esame, si stima che entro il 2022 ci sarà una perdita di 984.000 posti di lavoro e un aumento di 1,74 milioni. Sulla base di questo trend calcolato sulla forza lavoro di grandi aziende che non operano nell’agricoltura, globalmente 75 milioni di posti di lavoro potrebbero essere persi per via di un cambiamento nella divisione del lavoro tra uomini e macchine o algoritmi, mentre 133 milioni di nuovi ruoli potrebbero emergere nell’adattamento alla nuova divisione del lavoro, con un netto di 58 milioni di nuovi posti creati. Ad oggi il 71% delle mansioni totali orarie è svolto da uomini e solo il 29% dalla macchine. Entro il 2022 le percentuali potrebbero essere di 58% umani e 42% macchine.

“È necessario che le aziende abbiano un ruolo attivo nel supportare la riqualificazione e la professionalizzazione della propria attuale forza lavoro, che gli individui abbiano un approccio propositivo alla propria formazione e che i governi si impegnino a creare delle condizioni lavorative favorevoli alle trasformazioni”, ha detto Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum.

Oltre il 54% degli attuali salariati di grandi compagnie dovranno, infatti, essere riqualificati al fine di sfruttare al meglio le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e dalla quarta rivoluzione industriale.

Inoltre la diffusione delle mansioni e dei ruoli non sarà uniforme in tutti i paesi e le zone prese in esame. Per quanto riguarda l’area dell’Est Asiatico, il Pacifico e l’Europa Occidentale, si vede una crescente richiesta di consulenti finanziari e d’investimento; ingegneri elettronici in Nord America e tecnici specializzati nelle fabbriche in America Latina, Medio Oriente e Nord Africa.

(Andrea Piutozzi, Wired.it cc by nc nd)

Foto ghostswann cc by nc sa

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