Italia: i cervelli che partono costano 14 miliardi all’anno / Quelli che restano…

ROMA – focus/aise – Si parla sempre di “cervelli in fuga”, definizione spesso abusata, per indicare l’emigrazione professionale e illuminata e si ignorano invece i tanti casi di eccellenza che restano in Italia e che dall’Italia guadagnano stima e riconoscimenti. Ma, in un momento in cui il Paese sta facendo i suoi “conti” per varare la legge di bilancio, forse potrebbe utile ricordare quanto ci costa la cosiddetta “fuga dei cervelli”.

Una stima citata spesso negli ultimi mesi viene dal Centro studi di Confindustria, che ha valutato “l’esportazione di capitale intellettuale” in circa 1 punto di PIL all’anno. Sintetizzando i risultati emersi dallo studio, la fuga dei cervelli ci costa intorno ai 14 miliardi l’anno. Perche? Sempre in breve, considerando che la spesa familiare per la crescita e l’educazione di un figlio, dalla nascita ai 25 anni, può essere stimata attorno ai 165 mila euro, è come se l’Italia, con l’emigrazione dei giovani dal 2008 al 2016, avesse perso 42,8 miliardi di euro di investimenti in capitale umano, di cui 8,4 miliardi nel 2015, cui vanno aggiunti i costi sociali stimati in oltre 5,6 miliardi.

E, i cervelli che restano? Non mancano notizie confortanti. Il 20 e 21 settembre, ad esempio, nella città di Aveiro in Portogallo, avrà luogo la 13° ECIE – European Conference on Innovation and Entrepreneurship (Conferenza Europea sull’Innovazione e l’Imprenditorialità) e, nell’ambito della Conferenza, si svolgerà la presentazione dei dodici docenti finalisti al mondo agli “Innovation and Entrepreneurship Teaching Excellence Awards”, ossia il premio dedicato all’eccellenza didattica proprio in tema di innovazione e imprenditorialità. Ebbene tra questi docenti finalisti c’è anche un italiano, anzi italocanadese, Daniele Manni, insegnante di informatica presso l’Istituto “Galilei-Costa” di Lecce, conosciuto in Italia e all’estero per la sua particolare dedizione all’auto-imprenditorialità under 18 e alla creazione, da parte dei suoi studenti, di innumerevoli giovani startup, sia economiche che sociali. Nel 2015 fu candidato al “Nobel” per l’insegnamento, il “Global Teacher Prize”. Daniele Manni è l’unico docente di scuola superiore, mentre i suoi colleghi “concorrenti” provengono da prestigiose università europee, asiatiche, americane e sud americane. Il prossimo 21 settembre si conoscerà infine il nome del vincitore, che porterà a casa il singolare riconoscimento.

Ma non è tutto. Dieci studenti del Politecnico di Milano hanno partecipato allo University Scholars Leadership Symposium 2018 in Thailandia, promosso dall’organizzazione Humanitarian Affairs Asia, che si è svolto presso il centro congressi delle Nazioni Unite a Bangkok.1000 promettenti giovani da 80 paesi del mondo hanno avuto l’opportunità di ascoltare interventi di ospiti internazionali su sostenibilità, problemi sociali, economici e politici e confrontarsi sugli obiettivi globali per lo sviluppo sostenibile dettati dall’agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Allora, chi si accontenta gode? No, si da da fare per ottenere di più.

focus/aise)

Foto Daniel Lobo cc by

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