Diventare la Silicon Valley dell’Est Europa: questo è il sogno del Friuli

Gli imprenditori della regione Friuli Venezia Giulia vogliono attrarre talenti dell’innovazione e offrono un ecosistema unico per chi ha nel mirino la Mittleuropa: “Efficienza e standard qualitativi molto alti”.

È la porta di ingresso della Mitteleuropa, ma fa fatica a scrollarsi di dosso l’etichetta di provinciale. Il Friuli Venezia Giulia è una delle cinque regioni italiane a statuto speciale e guarda al resto del Paese con un certo distacco. Per decenni è stato un dominio austro-ungarico e culturalmente continua a essere il più nordico tra i territori nazionali. Un luogo di confine che ha subìto gran parte della storia novecentesca. La simbolica città di Trieste fino al 1954 è stata divisa in due: da una parte gli italiani, dall’altra gli jugoslavi.

Le difficoltà passate hanno forgiato i friulani che negli anni hanno saputo condizionare i processi economici, puntando forte sulla scienza. L’industria chimica ha una sua antica tradizione in regione, ma oggi è la metalmeccanica a sfruttare alla grande le nuove tecnologie per esportare il made in Friuli. “Per cocciutaggine non ce ne siamo mai andati. Essere ai confini dell’impero ci ha costretto a guardare al di là delle dinamiche nazionali”, racconta a Wired Roberto Siagri, uno dei testardi imprenditori friulani campioni dell’high-tech.

Da Amaro, 830 abitanti in provincia di Udine, Siagri ha trasformato un gap geografico in una virtù gestionale. È amministratore delegato di Eurotech, gruppo da 60 milioni di fatturato (dicembre 2017) che macina vendite dagli Stati Uniti d’America al Giappone. “Il 90% dei ricavi lo generiamo all’estero. L’Italia pesa poco, il Friuli ancora meno”, dice.

La società progetta e sviluppa soluzioni per l’internet of things ed è una vera “multinazionale tascabile”. Il gruppo è quotato a Milano dal 2005 e l’essere sul mercato telematico di Borsa italiana ha permesso alla società di “accelerare il processo di internazionalizzazione”, sottolinea Siagri. Le soluzioni progettate dagli ingegneri del Friuli offrono soluzioni altamente innovative ad altre imprese. Dalla sanità connessa ai sistemi di trasporto pubblico locali smart. Siagri riconosce che “il digitale ha rivoluzionato il concetto di chilometro-zero”, accorciando così tanto le distanze da rendere anche la Carnia, a suo modo, centro del mondo.

E il territorio se ne è reso conto, più di quanto sia successo in altre zone d’Italia. Oggi il Friuli Venezia Giulia può mostrare con orgoglio alcune medagliette emblematiche. Nella regione, scrive Banca d’Italia, la quota di addetti alla ricerca in rapporto al totale degli occupati è del 2%, dato superiore alla media italiana dell’1,7%. Anche il rapporto tra spesa in ricerca e sviluppo e prodotto interno lordo è più simile alle medie europee che a quelle italiane. In Friuli Venezia Giulia nel 2015, ultimo dato disponibile, si era allo 0,29%, in Italia allo 0,18%. Ogni mille euro di ricchezza prodotta, per intenderci, gli imprenditori friulani ne reinvestono 29 in ricerca e sviluppo, per immaginare soluzioni più intelligenti e sostenibili. Anche questo ha contribuito a portare a fine 2017 il tasso di disoccupazione al 6,7% (contro l’11,3% nazionale). Addirittura meglio della media europea.

[…continua…]
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Foto antonio marano cc by

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