Kiska, Danko, Pellegrini: l’estremismo su Internet non deve rimanere impunito

Nella giornata che commemorava il 74° anniversario dell’Insurrezione nazionale slovacca (SNP), mercoledì 29 agosto, a margine dell’evento principale a Banska Bystrica i tre più alti rappresentanti dello Stato si sono incontrati per discutere pubblicamente di un necessario innalzamento dell’attenzione nei confronti delle espressioni di estremismo, anche su internet, con un’azione di contrasto più incisiva da parte delle autorità. Il presidente Andrej Kiska, il capo del Parlamento Andrej Danko (SNS) e il primo ministro Peter Pellegrini (Smer-SD) concordano sul bisogno di introdurre leggi più severe per una “tolleranza zero” verso un fenomeno che sta prendendo sempre più spazio.

Il presidente Kiska ha detto che «dobbiamo essere sinceri su dove lo Stato sta fallendo», sottolineando che molti di coloro che hanno votato e votano per il Partito popolare Nostra Slovacchia (LSNS) di estrema destra «lo fanno come un grido di aiuto contro le ingiustizie di cui hanno sofferto in varie forme». Kiska si riferiva in particolare all’elezione nel 2013, per un mandato di quattro anni, del leader del partito LSNS Marian Kotleba a governatore della regione di Banska Bystrica.

Pellegrini, che ha definito Kotleba come «promotore del fascismo», ha detto che «abbiamo la libertà di parola», e dunque ognuno può dire quel che vuole, «ma dovrebbero farlo con il proprio nome ed esserne ritenuto responsabile», sostenendo che questo «non è un attacco alla libertà di parola». Pellegrini ha poi annunciato di voler invitare al palazzo del governo per colloqui alcuni operatori di siti web che contengono dispute online su questioni che spesso mettono in discussione alcuni dei diritti umani fondamentali.

Il presidente del Parlamento Andrej Danko si è detto a disagio nei confronti di un «fenomeno dei nostri tempi» che vede padroni della scena «non solo i negazionisti dell’Olocausto, ma anche gente della malavita che entra in politica». Danko è tra i proponenti di una modifica legislativa che vuole limitare l’immunità dei parlamentari per le loro dichiarazioni antisemite o che negano i diritti fondamentali, e rendere più trasparente l’attività dei partiti politici. Egli ha anche puntato il dito contro il leader del partito di opposizione Sme Rodina (Siamo una famiglia) Boris Kollar, eletto per la prima volta nel 2016 dopo pochi mesi di campagna elettorale, per i suoi presunti legami con alcuni personaggi del mondo della criminalità organizzata degli anni ’90. Danko critica il fatto che per Kollar sia stato possibile entrare in Parlamento malgrado alle spalle avesse un piccolo partito con appena una manciata di membri. Un partito che Kollar ha comprato cambiandone il nome. In base alla riforma della legge sui partiti politici che sarà presto presentata in Parlamento, questo non sarà più possibile.

(Red)

Foto prezident.sk

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