Il presidente Kiska in TV: è dovere dei politici democratici difendere la nostra libertà

Nel suo “discorso alla nazione” in occasione del 50° anniversario dell’invasione della Cecoslovacchia, il presidente Andrej Kiska ha detto ieri sera alla televisione che «È dovere dei politici democratici difendere la nostra libertà e il nostro diritto di prendere decisioni sul nostro futuro» senza doverci preoccupare che queste decisioni possano venire calpestate dalla forza bruta. Nel suo intervento, trasmesso dall’emittente pubblica RTVS, Kiska ha affermato che la Slovacchia ha bisogno di alleati con gli stessi valori e che rispettano libertà, diritti umani e democrazia. «Abbiamo simili alleati nell’Unione europea e nella NATO, le due pietre miliari della nostra prosperità e sicurezza».

Il capo dello Stato ha ricordato che «l’occupazione del nostro paese da parte degli eserciti del Patto di Varsavia è oggi condannata dai tre quinti degli abitanti della Slovacchia, ma c’è un numero crescente di persone che ne sanno poco o nulla, soprattutto tra i giovani». Kiska si è dunque appellato a genitori, insegnanti, parenti e persone che hanno vissuto gli eventi a cercare di condividere con le giovani generazioni i loro ricordi ed esperienze di «quei tempi di speranza, ma anche momenti di tradimento, disperazione e umiliazione».

Rievocando lo shock di milioni di cecoslovacchi quando sentirono gli annunci alla radio e poi videro i carri armati stranieri occupare le strade, Kiska ha detto che «La nostra patria è stata travolta da mezzo milione di soldati, oltre 6.000 carri armati, 800 aerei e 2.000 pezzi di artiglieria. Le divisioni sovietiche ci hanno attaccato durante la notte da est, ovest, nord e anche sud, rafforzate da truppe polacche, ungheresi e bulgare, mentre unità dell’esercito della Germania orientale rimasero ai margini come riserva». Entro l’alba, ha aggiunto il presidente, la più grande occupazione nella storia del Patto di Varsavia aveva preso piede in tutto il paese con decine di civili uccisi. Come vivere in un “film” dell’orrore, terribile e inimmaginabile fino a poche ore prima, mentre tutti erano presi dalla speranza di una vita più libera: «chi avrebbe mai creduto che un giorno saremmo stati occupati dall’esercito dei cosiddetti “paesi amici” alleati del Patto di Varsavia?». È un obbligo morale educare le giovani generazioni per aiutarle a capire che con le parole “mai più” si intende non solo l’impegno, ma decisioni responsabili che rendano sostanza questo desiderio», ha concluso Kiska.

(Red)

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